Paesaggi di confine

L'altalena del tempo oscilla tra le stanze del castello.
Torrechiara si legge l'arte scivolando lo sguardo sul passato. E' forse questo il segreto di un successo. L'esposizione "Paesaggi di confine", che dal 18 giugno raccoglie (e disperde...) tra le sale del castello opere di pittura e scultura di Danilo Cassano, Benedetta Jandolo, Alberto Vettori e William Vitali, restera' infatti aperta fino al 30 settembre, un mese oltre la chiusura prevista.

Settanta opere (ma non una semplice collettiva) in continuo dialogo: tra loro, nel gioco complementare, volutamente anonimo seppure inconfondibile, tra ferro e legno, colore e ombra; con lo spazio, nelle risonanze di colore con intonaci e affreschi, pareti e tracce; e ancora, in dialogo con il paesaggio, nella presenza fatale e indiscreta nei cortili e nei camminatoi, o nell'assenza, dove basta allo sguardo il verde oltre i loggiati. Del resto, il confine di questi paesaggi e' proprio nell'onda emotiva tra dentro e fuori e, come sembra suggerire il castello, tra passato e presente. "Tutto e nulla sembra essere casuale - afferma Alberto Vettori, uno degli ideatori e organizzatori, nonche' protagonista, della mostra - Come il titolo, che raccoglie e "accomuna" gli spunti soggettivi : "Paesaggio del mito" per Danilo Cassano, "Paesaggio del sogno" per Benedetta Jandolo, "Relitti di paesaggio" per William Vitali, e "Paesaggio interiore" per me. E poi il luogo - prosegue Vettori - non solo un castello, ma il castello di Torrechiara, col suo essere residenza e non luogo bellicoso, con la sua bellezza e il suo essere gia' "paesaggio", ... e con la sua "sala dei paesaggi"...". E viene davvero da chiedersi quale sia il confine del caso, della coincidenza.

Scoprire le magie di un allestimento... "La sfida era proprio, con umilta', non prevaricare mai la struttura, ma trovare degli equilibri - spiega Vettori, che non e' certo nuovo a questo genere di esperienze, ma che proprio nei rapporti tra spazio, luci e segno pittorico basa il proprio leit-motiv artistico - Per questo sono state scelte alcune sale e non altre, come quelle piu' famose del castello, e si e' preferito "diluire" le opere negli spazi, e poi renderle anonime per attenuarne il valore di unicita'." Il risultato stimola, e preferisce l'evocazione alla presenza. La Camera d'oro, di sopra, e' intatta di secoli, ma qui nelle sale di affreschi o nelle antiche scuderie ci sono oggetti e colori che non si sottraggono all'equivoco di essere nuovi. Come dire arte. Come dire il sempre. "Effettivamente il progetto ha dato buoni risultati - riprende Vettori - tanto che abbiamo proposto all'Amministrazione di Langhirano e, per suo tramite, alla Sovrintendenza di Bologna dalla quale il castello dipende, di realizzare in questi spazi una collezione stabile di arte moderna. La sensibilita' e la disponibilita' gia' incontrate nell'allestimento di questa mostra (e per la quale vorremmo ringraziare) fanno ben sperare in un positivo risultato. In ogni caso basta gia' la risposta dei visitatori, durante questo percorso in parallelo rispetto a quanto gia' si attendono di trovare." Nelle antiche cucine c'e' una catena appesa tra soffitto e ruggine : aspettava questo lungo ferro di Cassano, gli anelli quasi gli stessi, evocazioni, "paesaggi", quasi gli stessi. Quel "pergolato" della Jandolo ha colori che "il destino" ha messo li', sotto quegli affreschi. La stanza col camino ha le travi rifatte ma l'intonaco dolente. Penombra e silenzio da secoli sul legno di Vitali o sulle luci scavate di Vettori. Viene da chiedersi se anche a musiche o suoni era stato pensato. Ma e' certamente meglio questo silenzio. O, se mai, i rintocchi di un pendolo.

Rita Guidi