Giardini Ducali

Il Giardino Ducale

Ci si va per passeggiare, rilassarsi, prendere un gelato. Correre, portare il bimbo, leggere, attraversare, pensare. Baciarsi. Portare il cane, respirare, andare sul grillo o sul trenino, pattinare. Per una volta, al Parco Ducale, andiamoci per ritrovare e conoscere. Guardando tra il verde con occhi antichi. Immaginando e scoprendo. In questo prezioso giardino, nel quale si scende dal "nuovo" (e'del 1903) ponte Verdi, si puo' riservare al famoso "Sileno" anche solo una sbirciatina. Il bel gruppo marmoreo del Boudard, che con un'altra decina di statue decora d'improvviso Settecento viottoli e siepi piu' o meno ben curate, viene infatti dopo. Quasi contemporaneamente (1769) a quel delizioso tempietto in cui visse l'Arcadia parmense (non e' difficile immaginare qui i toni idilliaci e pastorali di canti , chiacchiere e poesie cosi' lontani dalla concretezza illuminista prossima ventura ): ma dopo, ovviamente, il giardino stesso. Voluto dal Duca Ottavio Farnese fin dal 1561, perche' per lui - come per ogni altro regnante - anche la natura diventasse simbolo e preda del suo dominio da quel 1561 e da quel disegno di Jacopo Barozzi da Vignola, venne pero' poi progettato e riprogettato : il laghetto, ad esempio, e' del 1690, di quando Odoardo e Sofia di Neuburg si sposarono (la fontana settecentesca - detta Trianon - e' li' solo dal 1920). Poi Du Tillot, il "restauro francese" di Pierre Costant d'Ivry con la direzione del Petitot : e siamo di nuovo al Boudard.

Tempietto d'Arcadia - Statua del Boudard - Palazzetto Eucherio Sanvitale

Ma, abbiamo detto, viene dopo. Prima, addirittura prima del giardino, viene quel palazzetto fragile e appena discosto, lungo un vialetto esterno : e' il Palazzetto Eucherio Sanvitale. Spesso vi si allestiscono mostre, adesso. E ci si va per guardare altri. Ma lui e' del '500, del primo '500. Piccolo, bello e misterioso. Forse voluto cosi' da Giorgio da Erba, con quel leggero loggiato a cinque arcate; forse decorato (le pietre decorate) da Gianfrancesco d'Agrate. E forse quella Madonna e' del Parmigianino. L'eleganza sottile di quella Madonna col bimbo e' forse una sua traccia, tra quelle degli affreschi che restano in queste stanze bianche, e che rinviano allo stile e alla pittura veneta di quattro secoli fa.

Palazzo Ducale

Certa invece e' la data di nascita del Palazzo Ducale, 1561 (come il Parco), che adesso si puo' visitare. Sala dell'Aetas felicior o del Bacio ; sala d'Orfeo; sala di Erminia; sala del'Amore, sala delle leggende (in ognuna affreschi del Bertoja o del Mirola, di Agostino Carracci o del Malosso)...gia' nei nomi sono un invito allo sguardo e alla fantasia. Da assecondare, curiosando per questo palazzo, costruito nel suo primo nucleo in tre anni (1561-1564) su progetto del Vignola, ma poi ampliato, anche lui, col crescere del giardino, degli alberi e della "vanita'" ducale, con nuovi progetti e ritocchi di Simone Moschino e Gerolamo Rainaldi (nel primo Settecento) di Ferdinando Bibiena (un secolo dopo) e del Petitot (nel 1767). E siamo di nuovo al Boudard, al Sileno, alle statue, e per questa volta ad una loro semplice sbirciatina... R.G.

La Cittadella

In pratica e' una palestra all'aperto anche se in teoria e' una fortezza. A Parma si corre in una verdissima e pacifica fortezza. La Cittadella vede sui suoi bastioni giovani atleti, patiti della forma, adoratori del jogging, semplici pseudo-sportivi. (Non certo, ne' mai, cannonate e pallottole ). Attrezzata nello spazio centrale con campo di calcio (anche per gli allenamenti del Parma!) e di basket, alla corsa basta il terreno battuto, questo "parco" dimentica da sempre la sua origine. Eppure...La Cittadella, come tutte le cittadelle pentagonali che nascono nel '500, e' elemento caratteristico dei progetti degli architetti militari i quali traducono nella pratica la concezione antropomorfica della citta', rivisitando e riproponendo il procedimento della mimesi aristotelica.

Pianta della Cittadella

Come nella "polis" , l`acropoli e` una tangibile espressione dell`arche`, nell`impianto urbanistico del Rinascimento la fortezza e altre imponenti costruzioni divengono l`espressione della volonta` del Principe di affermare in modo eclatante la sua signoria. E` senza dubbio la traduzione rinascimentale di quanto Vitruvio sostiene nel "De architectura" quando afferma che l`architetto deve illustrare l`idea (quod significatur) racchiusa in un`espressione (quod significat). Se l'espressione e` la volonta` del Principe di imporre la sua immagine di inattaccabile detentore del potere e l`idea e` quella di tradurre il tutto in enormi costruzioni che ricordino costantemente l'immagine del Principe come padrone e giudice, allora e' ceerto che la Cittadella ha aderito in pieno agli ideali vitruviani considerando anche che con le sue accentuate geometrie,essa ha risposto ai criteri della distributio, ordinatio, dispositio, euritmia e simmetria nellacui idea di organicita`, proporzionalita`e razionalita`, l`autore latino rinviene la summa delle ars aedificandi. Cosi`, se la citta' e` concepita ad immagine e somiglianza del corpo umano, la teoria antropomorfica riserva alla Cittadella il ruolo di fulcro e di "cervello". Ed e` proprio da questo ruolo che alla fortezza rinascimentale deriva il compito di essere una possente difesa dai pericoli esterni ma anche una rappresentazione dell'investitura del Principe alla guida dello Stato. Quale altro significato infatti si potrebbe attribuire all`esistenza nella Cittadella di Parma delle bocche di fuoco unicamente rivolte verso la citta'? Quale altra prova si dovrebbe addurre oltre alle testimonianze di Machiavelli, il quale ricorda che "quel principe che ha piu` paura de' populi che de` forestieri, debba fare le fortezze" e dello stesso Duca Alessandro Farnese il quale scrisse che molti Principi "s'hanno assigurato i Stati rendendosi piu` presto i popoli benevoli, con il gettare per terra le Cittadelle che per haverle fabbricate"? Simbolo dunque del potere e della forza dei Farnese, la Cittadella di Sthendaliana memoria non avra` mai tuttavia l`opportunita' di mettere alla prova la sua capacita` difensiva; assumera` invece un ruolo differente da quello per il quale fu costruita al punto da far sorgere il sospetto che la sua edificazione sia stata dovuta piuttosto alle volutta` del Duca Alessandro,accese da una moda esistente allora nelle Corti europee, che non da reali esigenze della citta`.

Ingresso principale della Cittadella

Nonostante cio' il Castello di Parma rimarra' sempre parte integrante della vita cittadina e della sua storia. Piu' che pacifica : verde. Come detto in cittadella si va per correre, fare jogging, sentirsi atleti o semplicemente respirare al riparo, questo si`, di possenti mura.