Forse è questa idea del tempo bloccato ad aver ispirato il regista Bertolucci, spingendolo a trasporre cinematograficamente Sabbioneta in Strategia del ragno, con il nome fittizio di Tara. Le sue strade spesso deserte, le sue piazze, e persino i volti dei vecchi, fanno da contesto, in questo film, ad un'inquietante vicenda, ispirata al racconto Tema del traditore e dell'eroe di Jorge Luis Borges. Il protagonista, Athos Magnani, giunge a Tara-Sabbioneta, per scoprire, a distanza di molti anni, l'identità dell'assassino di suo padre (anch'egli di nome Athos Magnani), eroe della città e martire comunista ucciso vigliaccamente dai fascisti. Dopo una serie di incontri, in cui passato e presente si intrecciano ambiguamente, Athos Magnani-figlio scopre che il padre stesso, di cui lui è perfetto sosia, aveva orchestrato la propria morte per mano dei suoi compagni comunisti, per diventare simbolo della resistenza al fascismo.
Il figlio, intuita la lungimirante e sconvolgente strategia del padre, non è però in grado di comunicare questa verità e non può neppure ripartire (il treno per Parma non arriva infatti più), intrappolato dalla città stessa e dalle vicende di cui ormai è divenuto parte. Arrivando anche noi a Sabbioneta, ma ancora al di fuori delle mura, ci imbattiamo subito in una prima inquadratura, ricorrente nel film: la distesa enorme dei campi e, sullo sfondo, la cupola dell'Incoronata(edificata tra il 1586 ed il 1588), con la sua torre campanaria.
È il primo approccio con la città, con questo grande set bertolucciano. Per accedervi, conviene forse passare non per la principale via Giulia Gonzaga, ma per Porta Vittoria (costruita attorno al 1565), che costituì il principale accesso alla città per tutto il periodo gonzaghesco. È da questa porta che Athos Magnani fa il suo ingresso in Tara-Sabbioneta; e noi, dopo averla oltrepassata, possiamo voltarci un attimo, per vederla suggestivamente incorniciata tra due ali di edifici: ecco un'altra inquadratura, iniziale, di Strategia del ragno.
Proseguiamo sempre sulle orme del regista, ed imbocchiamo via Pozzetti, vicoletto che ci porta dritti alla Piazza Ducale, altra protagonista del film. Ogni sguardo che si posa qui ci rinvia a qualche momento della pellicola: c'è il Palazzo Ducale , antica dimora ufficiale dei Duchi di Sabbioneta; la chiesa di S. Maria Assunta (costruita tra il 1578 ed il 1582); e i porticati sotto i quali par proprio di scorgere qualcuno degli interpreti: Alida Valli, Pippo Campanini, Giulio Brogi. Ci manca solo un'aria del Rigoletto, diffusa da altoparlanti, per completare la suggestione di trovarsi proprio a Tara e non più a Sabbioneta. Ma intanto abbiamo già scoperto che il famoso cartello che indicava nella finzione VIA ATHOS MAGNANI, copriva in realtà quello di Via Teatro Olimpico. È un gioco a rimpiattino con Bertolucci, che può durare qui a piacere, spostandosi ad esempio sulla Piazza d'Armi, dove si ergono la colonna di Pallade Atena (del 1584) e il Palazzo del Giardino, costruito tra il 1578 ed il 1588. Qui si trova anche la Galleria rinascimentale, che con i suoi 96 metri suggerì a Bertolucci un'altra celebre scena: quella dei domatori di un circo tedesco che tentano, tra una colonna e l'altra, di ricatturare un leone fuggito. Attraversata poi la città, si sbuca dall'altra uscita: la la Porta Imperiale
Viene l'ora di andarsene, ma vorremmo vedere almeno la stazione ferroviaria, quella dove il protagonista arriva, e dove alla fine capisce d'essere preso nella tela: quella con il treno per Parma che non arriva più ed i binari che vengono inghiottiti dall'erba e dalla vegetazione selvatica fino a scomparire. Chiediamo allora ad un vecchio di Sabbioneta: ci risponde che la linea ferroviaria non passa da lì, e non c'è mai passata: per prendere il treno occorre andare a Casalmaggiore, a sei chilometri.
Evidentemente Bertolucci deve aver girato le scene della stazione in altra località, forse sempre sulla linea Casalmaggiore-Parma, per montarle poi nel film, come se appartenessero a Tara. Stiamo già riposando in questa convinzione, quando notiamo un'insegna luminosa di un edificio isolato, sul ciglio della strada: Snack-Bar Stazione. Siamo presi da un poco di sconcerto; e dopo esserci guardati invano attorno, ce ne andiamo senza investigare oltre, per non rimanere intrappolati, anche noi come Athos Magnani, nei misteri bertolucciani e surreali di Sabbioneta.
Andrea Briganti