Non ci sono più. Eppure facce e chiacchiere, magari tra le bancarelle del mercato il lunedì mattina, potrebbero essere le stesse. Come il fiume è lo stesso, la casa è la stessa che è piaciuta a Bernardo Bertolucci, quando nell'81 ha voluto girare: La tragedia di un uomo ridicolo : Villa Bianca è sempre lì al numero 4 della strada provinciale, la stessa aria discreta e solenne che ammicca (perchè così hanno voluto gli architetti Cortesi e Zermani) a quel castello solo pochi chilometri più in giù.
Lo stesso fiume da guardare dal terrazzo o dalle vetrate : con la faccia di Tognazzi ( e quale se no ?) tragicamente buffa ed entusiasta davanti al "rosa" di una coscia o di un affettato; tragicamente buffa e disperata di fronte alla vita. Il film è la storia di un padre e di un rapimento, di una ricchezza biffa perchè solo di soldi...di questa bella casa, anche, e del suo "rifugio" in alto, nella colombaia. Ma solo le cassette per le tortore sono ancora le stesse. Unico ricordo concreto di un set che aveva ideato e arredato un altro universo per il grande schermo, tra queste pareti di sasso.
Quella finzione è ormai lontana, da prima e da oggi che la villa appartiene a Giuseppe Del Porto. Stesso aroma di prosciutti, però , che scorre tra le sue giornate e l'ansa del fiume. Fino al paese (paese dei prosciutti, allora, dell'eleganza rustica di un signorotto di campagna, dall'atmosfera tranquilla come piace alla Tebaldi( che l'ha eletto, se non di nascita, a luogo d'adozione) : netto e ben curato, sempre più teso verso le coline che salgono intorno. Vorticosamente espanso rispetto al nocciolo di Orano (come si chiamava prima di diventare Logorano, e ancora Anghirano, e Langhirano infine).
Il Municipio è un gioiellino, fin troppo "nuovo" per i più recenti restauri, risale nell'architettura originaria ai primi decenni del 1200. Qualche ritocco lo subì nel '600, lo stesso secolo cui risalgono gli olii di Francesco Giovanni Cassana all'interno, che meritano sicuramente uno sguardo. Anche la chiesa ha sapori barocchi, dopo i negozi, e la piazza (salottiera) e la strada stretta e sinuosa che attraversa il centro. Ma prima, frugando tra le strade che arrivano da Parma, evitando la circonvallazione, c'è l'oratorio dell'Assunta. Purtroppo semidiroccato, ma di un bel Seicento, anche lui, soprattutto nel portale che prelude all'accesso. Ma da vedere, qui, è l'oggi, come l'America. E come là i grattacieli, qui le" fabbriche" di prosciutti. Stabilimenti preziosi ed eleganti, tecnologie e design, sono ora al posto delle grandi, austere facciate a finestrelle e mattoni. Ecco sì: anche quelli non c'erano quando Tognazzi ripeteva la sua parte, e atraversava strade, o stanze a Villa Bianca, o inseguiva verità, speranze e tracce, in un bosco, a Casarola. Ma questo è un altro ciak.
( R.G.)