Qui all'occhio chinato erica e cardi all`occhio levato falchi e il
sole.
Tu non potrai durare a così grande splendore di metalli e
silenzio...
È vero. In questo stralcio poetico del "Viaggio d'inverno" si condensa la sensazione mille volte provata di insopportabile intensità che avvolge i viaggiatori dell'Appennino. Sensazione non troppo rara e spesso solitaria, più frequente inseguendo quel suo paese che ha come ingresso il groppo sovrano. Dopo l'agglomerato "urbano" di Corniglio, dopo la piccola Sivizzo e la più presuntuosa Grammatica , la strada ha un breve timore sotto l'imponenza di un dirupo. Groppo sovrano appunto, affascinante e spaventevole di massi in bilico e colori violenti: muschi, gracidii e sassi, dove dimorano le aquile. È proprio il loro, e di falchi e di poiane, il volo largo e tranquillo che è lassù, "all'occhio levato". Poco oltre il paese, Casarola. Case e stalle, il Monte Aguzzo e il Monte Orsaro, un verde umile e dimesso (ma che per questo intimidisce), i boschi e la poesia.
La casa di Attilio è quasi alla sommità: vetrate, pietre, scalette, per scendere tra le stanze protette da un prato che è quasi all'altezza dei tetti. Era già sua quando ancora non vi giungeva la strada asfaltata : la prima auto si ricorda qui solo nel '57. Un ritardo , chissà, forse anche per le non eccessive smancerie con la vicina Grammatica (presuntuosa Grammatica...). Dal 30 marzo 1530, il paese, che ora ha un imponente santuario) "festeggiò" infatti lo smembramento dalla parrocchia di Casarola. La felicità degli abitanti si tradusse in una simpatica leggenda per cui furono loro stessi a costruirsi la chiesa consacrata nel 1564), portando ognuno un sasso nella parte più alta del paese, tornando la sera dal lavoro. Ma anche la chiesa di Casarola ricorda, nel bel riasetto del loggiato, quel secolo. È più giù, lumgo la strada che si addentra nella parte bassa del paese , "all'occhio chinato", come l'erica e i cardi.
Di solito si abita più giù.
...Tu non potrai durare/ a così grande splendore di metalli
e silenzio.
Portati/ più giù presso i frutteti selvatici,
i rossi sorbi/ e la gente che lavora a distanza di valli sotto
il
cielo che si annuvola, lana follata, il sole/ al suo tramonto gravante
di rose caduche
la coperta approntata/ per la notte.
(R.G.)