Generalizzando il concetto di camera pin-hole è possibile introdurre diverse classi di modelli di camera. È importante ricordare che le camere reali non sono mai ideali: nessun sistema ottico reale aderisce perfettamente a un singolo modello di proiezione. Per questo motivo esistono vari modelli di base che approssimano l'equazione della lente, ai quali devono comunque essere aggiunti opportuni termini di distorsione.
Le ottiche fish-eye rappresentano un caso particolare in cui la distorsione a barilotto è dominante; ciò consente, a parità di lunghezza focale, di ottenere angoli di vista estremamente ampi, fino a o anche superiori.
Sia pertanto l'angolo incidente del raggio ottico del punto camera
rispetto all'asse ottico
.
Questo angolo vale
che si ottiene da
| (9.79) |
| (9.80) |
L'idea è quella di considerare tutti i modelli camera come manipolazione dell'angolo incidente in un angolo
o spesso viene definita una trasformazione
che trasforma l'angolo del raggio incidente in un raggio in pixel.
Le varie lenti fish-eye seguono equazioni leggermente differenti tra loro, tra le quali è possibile segnalare tra i modelli ideali (pertanto senza distorsione)
Assorbendo la focale in (che diventa quindi un raggio espresso direttamente in pixel), le equazioni precedenti permettono di proiettare un raggio ottico sul piano immagine tramite:
| (9.81) |
La classe di modelli ideali sopra non tiene conto di eventuali non linearità dell'ottica.
Il modello di Kannala-Brandt (KHB09) generalizza queste equazioni, parametrizzando una generica lente fish-eye nel termine usando la classica espansione in serie di Taylor che permette di inglobare sia i diversi modelli di lente presentati che eventuali distorsioni introdotte dell'ottica.
È utile ricordare che anche nelle camere fish-eye tutti i raggi ottici convergono in un unico centro di proiezione (esiste quindi ancora un pin-hole). Tuttavia, tutte le equazioni che in un modello pin-hole sono esprimibili in forma lineare tramite coordinate omogenee non risultano più lineari nei modelli fish-eye. Ne consegue che, anche lavorando con coordinate omogenee, è necessario ricorrere a formulazioni non lineari, come verrà discusso nel capitolo successivo.
Paolo medici