Frontespizio del volume
'Bietiful! Bietiful!' e' il grido degli inglesi per Verdi, nel resoconto del suo allievo-aiutante di Zibello, Emanuele Muzio. Ed e' subito un mondo. In quel 'Bietiful' storpiato ed esatto, c'e' una citta' d'Ottocento agli occhi di un viaggiatore.
'Verdi, La vita, I viaggi' non a caso e' il titolo del documentato e piacevolissimo volume di Gustavo Marchesi e Mario Pasi, edito dalla Ugo Guanda Editore: una curiosa miscela (o dovremmo dire miscellanea) che alterna vicende musicali e personali del Maestro, ai suoi spostamenti e dunque alle mete (citta') e ai modi di raggiungerle. 196 pagine per ripercorrere le strade della storia...:questo libro e' un invito alla piu' totale ambiguita' di queste parole. Come dire che il percorso di un uomo e della sua vita nel rincorrere la fatica di sentieri o strade ferrate, diventa lo sguardo ai suoi anni: agli anni propri, cioe'(di nuovo l'ambiguita'...) e a quelli del proprio mondo, del proprio tempo.
Roncole 1813 - Milano 1901 : ottantotto anni in cui Verdi ha tutto il tempo di diventare ...l'Italia. O di fare di Milano 'Otellopolis'. Cosi' defini' la citta' lombarda (altri tempi...), in occasione della prima alla Scala del 2 febbraio 1887 dell'opera di Jago e Desdemona, Blanche Roosvelt, 'inviata speciale' americana. O d'oltreoceano, come probabilmente l'avrebbe definita Verdi, a rimarcare cosi' piu' o meno inconsapevolmente , la sua preferenza per le acque termali rispetto a quelle marine. Frequentatore di Tabiano e Montecatini, nemmeno per l'Aida avrebbe fatto bauli e vela per il Cairo o le Americhe... Un pigro amante degli agresti torpori di Sant'Agata? Niente di tutto questo:fagotti e bagagli gli sono costantemente familiari, si sa, alla volta di Milano o Genova, Napoli o Firenze. E se non scendera' mai fin dove fioriscono i limoni, sara' a Londra (appunto) , quasi di casa a Parigi, e per due interi inverni nella splendida Russia di San Pietroburgo, 'dove il freddo si vede ma non si sente.',
E ci risiamo:Verdi torna a confondersi, nelle descrizioni di Marchesi, con uno specialissimo passeggero. Queste parole non sono le sue e nemmeno di Peppina (la fedelissima e accorta Giuseppina Strepponi che sempre lo accompagna). Le aveva indirizzate loro Mauro Corticelli, agente teatrale, per convincerli 'a scrivere uno spartito per la ventura stagione del teatro imperiale'. Ma non sono neanche le sue... In quelle parole e' la Russia dei balli e degli zar. Delle pelliccie di martora zibellina e dei mantelli d'Orso di Canada, per vincere il gelo delle carrozze sontuose e scoperte da palazzo a palazzo. Accorta Giuseppina pero', che nonostante gli onori e gli splendidi e caldi alloggi(oltre al compenso di 22.000 rubli) che vengono loro riservati, e nonostante la privilegiata sicurezza di poter contare sempre su un buon piatto di maccheroni, formaggi e salumi nostrani innaffiati di Bordeaux (preventivamente inviati dall'Italia) sa bene che quel freddo non e' solo in vetrina...'Evviva il freddo, il ghiaccio, le slitte ed altre gioie terrene! Ma i poveri in generale ed i cocchieri in particolare -scrive al Conte Arrivabene il 1 febbraio 1862- sono le piu' infelici creature dell'universo. (..)Stanno fermi sul loro sedile esposti ad un freddo mortale, aspettando i padroni che gozzovigliano rinchiusi in tiepidi e splendidi appartamenti...'
Giuseppina:piu' a lei, nell'attento resoconto di Marchesi, e' affidato il compito di documentare la pratica ( e la fatica ) degli spostamenti. Curiose le note che precisano preparativi e approvvigionamenti ( ...'40 kg. di pasta da Napoli, cominciando dai maccheroni fino ai vermicelli, eccettuata la pastina minuta...'); dolcissime e acutamente umane quelle che anelano al riposo, e cioe' a S.Agata. Prima come irrinunciabile appuntamento d'amore, poi come serena e stabile dimora. 'Le scrivo in fretta e furia in mezzo a bauli da disfare e quelli da rifare..- si sfoga con Ricordi -.un Caos di stracci da far onta a un rigattiere. Ma infine non tutti possono scrivere Aide , Messe Pater Ave e cose simili. Qualcuno ci vuole anche per fare i bauli e la lista della Lavandaja.' Giuseppina mori' proprio preparandone ancora per andare a Milano , il 14 novembre del 97.
'Ci volevano schiene robuste per sopportare quei lunghi viaggi ', ricorda Mario Pasi, che firma oltre all'introduzione una serie di brevi flash finali su questi percorsi della storia. Piu' che mai 'ambiguo' e intrigante nel raccontare Verdi instancabile o un poco moralista; nell'immaginarlo in visita al'Escorial o nei pensieri di Cavour o di Napoleone.
Nel confondere Verdi con un qualunque passeggero sulle strade dell'Ottocento.
Nel fare di Verdi uno specialissimo passeggero.
Rita Guidi