'La corona di Primule'
di Roberto Tassi

''La corona di primule'' e' nato tanto tempo fa, senza nemmeno saperlo. Un po' come l'autunno dei luoghi in cui e' stato pensato (l'appennino, le colline...) non sapeva della gia' vicina primavera.

Lo ha detto Roberto Tassi, autore del bel volume (''La corona di primule'' appunto, edito dalla Ugo Guanda Editore in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Parma e Monte di Credito su Pegno di Busseto) nel corso della presentazione avvenuta giovedi' pomeriggio, alla Sala de Strobel.

Bellissimo libro, nelle parole di Vittorio Rabaglia che ha rivolto il saluto ai presenti anche da parte del Presidente della Fondazione Luciano Silingardi, per la qualita' del contenuto e l'eloquente eleganza dell'immagine di copertina, la primavera antelamica, che rinvia alla prossima primavera meteorologica ma anche culturale per la nostra citta'. E dunque in clima di perfetta continuita' con le iniziative sociali, editoriali, culturali, che vedono impegnata la Fondazione.

Luigi Brioschi per la Guanda Editore, non ha per questo mancato di ringraziare la Fondazione che ha voluto questo libro. Un desiderio subito condiviso , ha detto Brioschi,per il suo valore letterario oltre che artistico..

''La corona di primule'' e' una raccolta di saggi su personaggi o opere della storia artistica di Parma, infatti, ma e' anche assai di piu' di quello studio di seppur alto valore filologico che potremmo aspettarci. Anche Andrea Emiliani lo ha ricordato con fermezza. A lettura , anzi a rilettura ( i primi saggi sono del '66) avvenuta, Tassi si rivela scrittore esigente, nel senso che la sua letteratura entra nella ricerca filologica, e sa unire cioe' evocazione a rigore scientifico. Particolarmente belli, ha detto Emiliani, gli incipit di ambientazione storico- paesistica che preludono alle problematiche artistiche, e particolarmente bello e importante il saggio sul Correggio, artista cosi' 'infido' alla critica per il suo essere 'portiere del mattino del Barocco e portiere di notte del Rinascimento'.

E' allora questo il modo migliore per fare critica : renderla insieme divertente e poetica. Lo aveva detto Baudelaire, lo ha ricordato Mario Lavagetto, nel definire il volume di Tassi. Vincendo l'equivoco che la bella scrittura per un critico sia un fuori programma, mentre e' indispensabile strumento di comprensione. Letteratura, dunque, e scientificita' ma prudente, per evitare insieme interpretazioni rivoluzionarie, e , paradossalmente, quella conflittualita' che nasce proprio dagli eccessi di precisione. Quasi un romanzo storico, insomma, che restituisce suggestione all'arte tentando di ridurne gli errori al minimo.

E di errori certamente ce ne saranno, ha detto lo stesso Tassi, in chiusura, perche' si sa che il miglior storico non e' quello che non fa errori ma chi ne fa meno.Ma certo non aveva sbagliato nel guardare a Giulio Carmignani come a un grande pittore quando ancora per la critica non esisteva. E nemmeno quando osservando la primavera dell'Antelami aveva riconosciuto 'vere' primule nella corona di fiori che ne incornicia la testa. E' lo stesso realismo intriso di delicata raffinatezza che innerva un po' tutta la storia artistica parmigiana. O che la incorona.

( Rita Guidi )

Ri.G.

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