
Un Risorgimento senza Garibaldi. Se cercassimo una battuta per dire degli orientamenti storigrafici attuali, forse sarebbe proprio questa. Ben piu' comunque di una sottile provocazione emersa chiara nel corso della presentazione del volume 'L'Italia tra rivoluzioni e riforme 1831-1846 - Atti del LVI Congresso di Storia del Risorgimento Italiano', avvenuta nel pomeriggio di giovedi' presso la Biblioteca Civica. Un libro importante, dunque,e idealmente dedicato a Emilia Morelli, studiosa infaticabile e donna straordinaria di recente scomparsa, come ha ricordato Valerio Cervetti, Presidente del Comitato di Parma dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, nell'aprire l'incontro. 'Un volume importante per la qualita' degli interventi che raccoglie - ha detto Cervetti - ma anche perche' si rivolge ad un periodo storico spesso trascurato dagli studi tradizionali per il suo essere considerato di transizione, di preparazione, e che deve invece proprio a questo i motivi di interesse attuali.'
E infatti le figure degli studiosi che hanno offerto qui il proprio contributo, sono state passate in rassegna da Bianca Montale, docente di Storia del Risorgimento dell'Universita' di Genova. Dopo aver ricordato con estremo piacere il periodo trascorso in cattedra nel nostro Ateneo, nonche' , con affetto, la figura della Morelli alla quale la univa fin dal 1951 un'amicizia che ha definito scientifica e umana, la studiosa si e' soffermata, ad esempio, sul contributo di Talamo, volto a definire il quadro culturale dei diversi Stati italiani in quegli anni. O di Scirocco, che analizza gli aspetti di crescita dell'allora classe dirigente. Ancora, la panoramica letteraria di Scotti, o quella sul rinnovamento religioso di Padre Martina ; non senza tralasciare Spadolini (e' raccolto qui uno dei suoi ultimi saggi ) e la sua prolusione sul filone democratico e moderato del Risorgimento. Di tutti, la Montale, ha sottolineato il carattere di novita' 'Grazie a questi studi - ha detto - si delinea un quadro che fa giustizia di tanti luoghi comuni . Oltre a sottolineare l'importanza di un periodo del quale vanno analizzati non solo i grandi nomi ma i piu' diversi fattori.'
Come dire che sono ancora tante le strade da percorrere. E una conferma e' venuta dall'analisi (o meglio dalle indicazioni, come lei le ha definite) di Alba Mora, docente di Storia degli Antichi Stati Italiani della nostra Universita', sul saggio 'Gli uomini e la cultura delle riforme' dello storico Levra. 'Piu' che il risultato di una ricerca - ha detto la Mora nel definirlo il contributo piu' interessante ma anche il piu' complesso della raccolta - e' questa una serie di proposte di riflessione.' Uno sguardo non tradizionale sulla storia, insomma, e rivolto, negli intenti di Levre, alla cosiddetta borghesia, ma intesa come studio sull' uomo in tutta la sua concretezza. Non Garibaldi, dunque, ma tutte quelle figure (Levra le definisce realizzatrici o diffusive ) che se non sono un'unica immagine piu' o meno emergente ed esaustiva, sono pero'il tessuto della storia.
Ottomiladuecentonove sono per l'esattezza le figure che lo studioso indaga in questo saggio : e cioe' tutti i partecipanti ai nove Congressi Scientifici che in quegli anni preunitari si tennero in quello che oggi e' il nostro Paese. Piu' che stimolanti i risultati, per le domande che suscitano: le diversita' generazionali dei partecipanti; la nutrita presenza di medici o l'assenza di avvocati,diventano motivo di ripensamento e di rilettura storica. Perche' a spiegare il '61 oggi certo non basta Garibaldi.
Ri.G.
Rita Guidi