"Il Teatro Farnese di Parma"
di Gianni Capelli

Per chi volesse gettare uno sguardo piu' attento, oltre l'immediata suggestione, al Teatro Farnese, viene ora in soccorso un manualetto agile e accurato, pur senza 'tecnicismi' , di Gianni Capelli. 'Il Teatro Farnese di Parma - Architettura, scene, spettacoli ', questo e' il titolo, esce per i tipi della PPS Editrice, nella Serie Bleu della Collana Proposte curata da Pier Paolo Mendogni.

Le origini, l'architettura, le decorazioni pittoriche, gli spettacoli, le distruzioni e la 'rinascita', sono raccontate da Capelli, con l'occhio dell'architetto, quale e', ma rivolte anche a un pubblico di non addetti ai lavori.

Se non manca un'utile cronologia, in appendice, della vita e delle opere di Giovan Battista Aleotti (o l'Argenta, se preferite) che ne fu il progettista; o qualche rapido confronto con inevitabili e celeberrime realta' teatrali 'rivali' ('Sul Teatro ligneo di Parma - afferma Capelli - si e' sempre fatta gravare a torto la sovranita' schiacciante dell'Olimpico palladiano. (...) Tale conformismo critico e' scaturito, come spesso succede, dal persistente errore di confrontare elementi non omogenei, basandosi esclusivamente sulla similitudine plastico decorativa di alcune parti isolate.'), altre tracce non solo architettoniche dilatano e rendono giustizia delle caratteristiche dello splendido teatro.

Ad iniziare dalle ragioni: 'Fra le cause che contribuiscono ala nascita del grande teatro - scrive Capelli - ce n'e' una dimenticata, ma che forse e' fondamentale: la melomania dei discendenti del Papa Paolo III Farnese..'.

E da quella Parma ducale cuore della musica puo' nascere anche la piccola precorritrice provocazione di un golfo mistico ante-litteram: 'Tra le piu' sofisticate innovazioni, suggerite dallo stesso Monteverdi e attuate dall'architetto Guitti, spicca l'assetto rivoluzionario dedicato ai 'musici'.Nella sala dei Farnese si sperimenta con grande successo, tra le altre novita' tecniche, la prima 'fossa orchestrale' della storia dello spettacolo.'

Sorprendente barocco, dunque, dove la 'maraviglia' puo' raggiungere la paura : nel ripercorrere la tormentata e non certo lunga teoria degli spettacoli, l'Autore non manca di citare l' illuminante commento di uno spettatore :'..Io mi stessi sempre, come suol dirsi, con la febbre, poiche' mi metteva paura l'aver sopra la volta di un salone cosi' vasto , carico di molte migliaia di persone e di molte macchine e che poi anche il medesimo salone avesse a sostenere il peso dell'acqua la quale si alzo' meglio di mezzo bracci..Gli ingegneri medesimi stavano per lo stesso mio discorso in qualche timore...'

E' la 'naumachia' ricordata anche visivamente nelle belle illustrazioni al centro del volumetto.

Non piu' necessaria, oggi ,come nemmeno quelle decorazioni pittoriche che pure, su questi legni, dovevano lasciare senza fiato, alla nuova bellezza di questo luogo. Nuova per i rifacimenti di solo qualche decennio fa, anche questi ricordati, come le guerra o il tempo che ne furono causa. Dickens, nel 1846, scriveva :'La desolazione nella quale si trova il teatro accresce nello spettatore l'immaginazione per la gaia intenzione e il disegno...' E' ancora vero : se e' oggi un poco di polvere, e non la desolazione, a cadere su queste strutture cosi' attentamente esatte, l'immaginazione scorre ancora fantastica e libera a riempire di un assolutamente personale spettacolo questo palcoscenico. 'Si ha ben ragione di vantarlo come il piu' grande e piu' bel monumento del suo genere.', conclude Capelli citando un altro visitatore ottocentesco, Coyer. E' ancora vero.

Rita Guidi

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