
All'occasione regalategli gatti : di legno o di peltro, 'tascabili', da scrivania, ne possiede ormai un'intera collezione...
'D'altronde, a nessuno viene in mente di regalarmi dei libri... - sorride Marzio Dall'Acqua - In ogni caso i gatti mi piacciono proprio. E infatti ne ho anche uno vero : si chiama Alexandre Ennemond Petitot...'
Il piccolo studio del Direttore d'Archivio ha subito un inatteso calore. Piu' 'ordinata confusione' che austerita', gli spessi occhiali e le carte sotto la lampada rossa, Dall'Acqua trova il tempo tra un impegno e l'altro ( e, aggiungiamo noi, tra una telefonata e l'altra ) di indagare personalmente, tra i fondi, la storia. Un perimetro di studio spesso lungo, come in questo caso, che lo ha condotto alla pubblicazione, con Maria Elena Mondelli, de ' La spia di corte - Da un carteggio inedito un intrigo della Parma farnesiana ' che esce ora per i tipi della Ugo Guanda Editore.
'L'idea e' nata davvero molto tempo fa - racconta - quando mi accorsi che i processi di stregoneria di cui si parla anche in questo libro, non erano mai stati trascritti. Mi sembro' incredibile e ne nacque una prima pubblicazione attorno al '77-'78, 'Il diavolo a corte'. Ma da allora non sono certo mancati stimoli e motivi di ulteriore approfondimento per una vicenda non solo tutt'altro che magica, ma assolutamente ed emblematicamente politica '
E dunque questo nuovo volume : quali le modifiche, gli ampliamenti ?
'Direi che innanzitutto il taglio e' proprio diverso. Se la' mi interessava l'aspetto dell'economia e della burocrazia dello Stato farnesiano, qui e' stata invece la cronologia e insieme la psicologia dei personaggi ad appassionarmi. '
Ranuccio ? Il Duca assediato dalle paure e dal mistero ? Il principe, come lei lo definisce, che ascoltava il silenzio ?
'Si. Ma ancor piu' quella che e' il suo assoluto contraltare, Barbara Sanseverino. Davvero l'ultima donna del Rinascimento, del mondo non ancora toccato da quella controriforma che togliera' il sorriso all'Europa. Bellissima, solare, aperta, gioiosa, in lei non c'e' ombra di cupezza, ne' di sospetto ( addirittura favorira' 'la spia di corte': quell'ebreo non troppo colto o intelligente, in verita', ma cosi' attento al gioco psicologico che potra' condizionare con false attese e paure, lo stesso Duca). E poi - prosegue Dall'acqua - ho trovato anche in questa vicenda quello che, accanto all'emarginazione, e' uno dei temi d'indagine che prediligo: la classe dirigente, i giochi di potere.'
Come dire 'al rogo' per intrighi e vendette, non per magia nera...
'Certamente. Il potere presenta infatti qui soprattutto due aspetti evidentissimi : la disumanita' di chi vuole e deve esercitarlo, e la vigliaccheria delle classi sociali condiscendenti : medici che preparano cinti ai torturati perche' possano essere torturati ancora.. o gli avvocati, il vescovo...Insomma quello che colpisce e' questo mondo senza nessun eroismo. Un potere cosi' forte da un lato e uomini cosi' meschini dall'altro'
Il potere dei Farnese. Nel bene e nel male comunque affascinante. Piu' che mai adesso, con mostre, pubblicazioni, dibattiti che ne celebrano con grande successo il ricordo. Secondo Lei e' casuale ?
'Non saprei. Certamente c'e' voglia di grandezza, e i Farnese l'hanno rappresentata. (Pensiamo solo al mecenatismo, anche solo a quello del Cardinale Alessandro : al Museo Archeologico di Napoli, la sezione farnesaina e' enorme...) . E' stata davvero una dinastia europea e il fascino del loro potere e' indubbio. Un sogno, ai nostri occhi di oggi, che avvertiamo come bloccato, incapace di decisioni effettive il nostro potere politico. Anche se in realta' , che so?, anche Papa Paolo III , eh si', doveva 'mediare' anche lui...'
Insomma l'immagine che ne abbiamo e' stata un po' banalizzata, se non distorta ?
'Direi semplificata. Semplificata dal tempo. Banalizzata solo nel senso di famiglia vincente...: se pensiamo che sono stati gli unici ad aver perso contro il Papa che storicamente fu sempre sconfitto e' detto tutto...Ma anche lo stesso Alessandro, forse il piu' grande conquistatore del '500, se ci pensiamo e' morto giusto in tempo per evitare un triste declino...'
Ma la storia non e' fatta di se...
'Per carita'. Pero' questo e' un invito ad una riflessione importante. E cioe' a guardare al passato, agli studi sul passato, come se non ne conoscessimo gia' gli sviluppi, le conclusioni. Non e' questo che serve per comprendere di piu' l'accaduto; anzi, semmai lo condiziona, lo distorce. Nel caso di questo carteggio, ad esempio - spiega Dall'Acqua - alla luce del tempo saremmo portati subito ad immaginare il giorno in cui Ranuccio e Bartolomeo Riva si accordarono per organizzare la congiura. E questo e' un falso, perche' entrambe sceglievano volta per volta la soluzione che la realta' circostante offriva loro, e per di piu' in modo diverso. Tutti e due volti a creare, costruire, dominare quella realta', anche se uno in modo emotivo, istintivo, l'altro in modo programmatico, cinico. Ma quel criterio d'indagine vale sempre : del resto pensi a quanto e' accaduto soltanto in questi ultimi anni. Chi puo davvero dire, al di la' delle analisi, della razionalizzazione del presente, se quanto accaduto e' stato 'deciso' da questo o da quello?'
Dall'Acqua guarda al passato come a una costante radice del presente. Tutto ha un'eco, del resto. Un esempio? La Pilotta: non e' forse la ferita aperta lasciata da questa grande dinastia? Cosa di piu' emblematico e simbolico di questo gigante incompiuto? Le altre tracce hanno avuto piu' fortuna: la cittadella, il giardino, 'sono' la citta', cosi' come le tante chiese che gia' discretamente anticipavano il Settecento...Petitot? Si', ma non il suo gatto...
'Pero' - spiega Dall'Acqua - l'ho chiamato cosi' anche perche' vuol dire piccolotto, e non solo perche' lui e' nato proprio mentre stavo allestendo la mostra sul grande architetto.' Quando si dice radici...
Rita Guidi