Una scultura di Oscar Accorsi ispirata alla Resistenza
I fotogrammi impressi nella mia mente non portano data. Il 25 aprile ha acquistato significato solo a distanza, nella memoria scritta.'
Luigi Malerba fruga i particolari nel ricordo...
'Una mattinata calda, quasi estiva. Ero anch'io in piazza Garibaldi ( e dove potevo essere altrimenti per assistere alla gran festa dei partigiani che sfilavano cantando 'Bella ciao'?). Ma la sequenza intera della disfatta tedesca e della Liberazione l'avevo gia' vissuta nella mia casa sull'Appennino. - prosegue - Vedevo passare sulla Statale della Cisa, fra Cassio e Castellonchio, le colonne tedesche di automezzi in fuga, mitragliati dagli aerei alleati. Quelle immagini sono il mio 25 aprile, le mie immagini della Liberazione sottolineate non ancora dai canti partigiani, ma dal rumore dei bossoli che cadevano dal cielo rimbalzando sul tetto della mia casa...'
Immagini...Come se fosse una catena infinita e collettiva di immagini e pensieri, prima degli eventi, a segnare il crinale dei giorni. Poi i pensieri si fanno ricordi, e i ricordi, epurati di emozione, pagine di storia. Ma quando quella catena ha anelli di pace e liberta', un vissuto personale, e' la storia (il rigore asettico della storia) che deve aspettare...
'Sensazione, emozione intensa piu' ancora che ricordo, perche' il ricordo puo' sfumare presto...- Giancarlo Artoni ricostruisce meccanicamente i contorni di quelle ore - Si', il 25 aprile ero a Parma : momenti anche difficili, certo. Preoccupazione , pericolo...Ma io avevo poco piu' di vent'anni, - e il tono subito si scioglie - e la mia memoria si lega all'attesa e alla speranza della liberta'. Di qualcosa, cioe', di totalmente sconosciuto. Potevo solo pensarla, immaginarla come la negazione della dittatura, ma viverla, non l'avevo vissuta mai. E a parte delusioni e romanticismi presto sfumati, credo sia stata un'emozione tanto grande quanto difficile da capire oggi, che l'idea di liberta' e' qualcosa di acquisito. Un'esperienza non si puo' fare attraverso gli altri.'
Liberta' come bellezza ignota. Nuova musica : boogie-woogie e non Lili Marlene. Cioccolate e sigarette. Occhiali, anche...
'Il primo americano che vidi da vicino era su una jeep - ricorda Luca Goldoni, che a quegli anni ha dedicato anche un libro, insieme ad Enzo Sermasi, ('Fiero l'occhio svelto il passo' di Mondadori) - Mi colpirono i suoi occhiali verdi montati in oro (seppi dopo che si chiamavano Ray-Ban )e mi parve strano che si potesse fare la guerra con occhiali da sole cosi' eleganti. Non guardai camion, carri armati, mi affascinava una specie di monopattino a motore su cui guizzavano alcuni ufficiali: erano le moto dei paracadutisti, buttavano pure quelle dall'aereo...Poi - prosegue - vidi i partigiani. Molti avevano capelli e barbe da Garibaldi. Piu' le chiome erano fluenti e piu' lungo il periodo passato sui monti. Andammo tutti a trovare un nostro amico piu' anziano appena tornato a casa: era a letto, aveva i piedi congelati, sorrideva pallido, mi parve Maroncelli. Scoprii anche in panni cachi un tizio che una settimana prima avevo visto dietro allo sportello delle poste: e' uno che ha fatto il doppio gioco, dicevano. E cosi' scoprii che nella vita poteva bastare una parola a nobilitare un comportamento...'
Immagini, di nuovo. In bianco e nero. Come poteva esserlo l'euforia di quel giorno...
'E' giunta notizia della tua morte
nei giorni delle bandiere spiegate...'
Cosi' inizia un'inedita poesia di Attilio Bertolucci che porta in calce proprio quella data. La dedica e' a Giacomo Ulivi, l'adolescente alunno prediletto del poeta, allora insegnante di italiano e storia dell'arte al liceo Maria Luigia...
'La mattina ci vedevamo a scuola, il pomeriggio veniva a trovarmi a Baccanelli - racconta - Parlava, chiedeva libri. Lesse tutto Croce. Chiedeva cosa fare, con chi muoversi contro i tedeschi, per sollevare le coscienze. In classe scriveva temi bellissimi, veri saggi...'
Un ricordo che proprio la sera di quel 25 aprile sarebbe riaffiorato..
'Quella mattina, di buon'ora, i contadini arrivarono attraverso i campi gridando tutti insieme. Era arrivata una macchina alta alta, ripetevano, non una camionetta, con una grande stella in cima. Dentro c'erano quattro uomini. Io parlavo l'inglese e davanti alla mia casa accolsi i primi soldati americani. Chiesi notizie sull'avanzata e che mestiere facevano. Uno rispose :the farmer. Io dissi ai mezzadri: e' venuto un contadino a liberarci...Presi la bicicletta e andai a Parma. La sera, nella sede della Gazzetta, ritrovai un collega del Maria luigia, Tito di Stefano, che ne sarebbe stato uno dei due direttori. Fu proprio allora, mentre guardavamo al futuro che pensammo a Giacomo Ulivi e al significato della sua assenza.'
Assenze : quante ne devono contare le soglie della storia... Prezzo di ogni inizio e di ogni fine. Immagine brutale, questa volta, altrettanto indimenticabile. Negativo dolente di ogni bandiera e di ogni vittoria o barricata (uguaglianza e assenza, dunque, di ogni bandiera, vittoria o barricata).
'Quella mattina andai come sempre alla Gazzetta: mi occupavo soprattutto di critica letteraria e artistica. - ricorda Claudio Barbieri, allora giovanissimo giornalista e militare della Repubblica Sociale - La sede era in via Saffi e nella stessa tipografia si stampava anche 'La fiamma repubblicana', diretta da Bragli. Ero proprio con lui (lo accompagnavo sempre dal giornale a casa perche' era cieco) e, sapendo cio' che stava accadendo, eravamo pronti a scrivere l'ultimo numero del giornale. Ma tra le scrivanie non c'era piu' nessuno; al posto dei giornalisti soltanto un tipografo e cinque occupanti, ci dissero, del comitato di liberazione. Volevano scrivere un manifesto per l'opinione pubblica che ci fecero comporre e stampare. La sera tornammo a casa, ma certo il mio 25 aprile non fini' li'. - continua Barbieri - Un paio di giorni piu' tardi, una ragazza mi indico' gridando che ero un fascista : furono botte, carcere e poi il campo di concentramento. Otto mesi, vicino a Pisa. Pero' io sono qui a raccontarlo. Di un mio compagno di classe, Mancini, che si era arruolato con me dopo l'8 settembre, andai molto tempo dopo, col padre, a riprenderne cio' che restava. Non riuscivo a capire tutto questo. La politica che odia non la capisco. Per questo per me oggi il 25 aprile e' la festa della pace. Io, allora, avevo solo diciassette anni.'
Rita Guidi