Per questa volta non saliamo in Galleria. Restiamo qui tra
polvere e legno. Il Teatro Farnese lo merita. Invita a un barocco
abbandono che si adagi sulla sua storia. La storia di un teatro
suggestivo e magico, singolarmente raro di spettacoli, quasi a
rimarcarne la sufficiente e solitaria bellezza e fantasia.
Il Palazzo della Pilotta era decisamente grande per la piccola
Parma seicentesca: troppo grande per la città, mai abbastanza per il
delirante e necessario gusto del fasto di Ranuccio Farnese, duca
superstizioso e ipocondriaco di un'eta in crisi.
Il '600 è peste e broccati, regge e mendicanti, forma,
immagine... teatro.
Ranuccio ne vuole uno, appena oltre lo scalone all'imperiale,
al posto di quella enorme sala d'armi. Lo vuole subito: che sia
pronto per la visita del signore di Firenze, Cosimo II De Medici, e
ne veda e valuti lo sfarzo e la potenza.
Si sarà aggirato qui, il Duca, le mani nella barba, in
questo spazio ncora freddo e vuoto di progetti, per consigliarsi (e
mai termine, a detta dei pettegoli, fu più appropriato) con
Bartolomeo Riva sul da farsi: era lui, Tesoriere di Stato dalle umili
origini che reggeva le fila delle attività (e dei danari)
ducali.
Un anno di tempo: si può contattare l'Argenta, si,
Giovan Battista Aleotti, che a Vicenza ha già fatto un
bellissimo teatro; poi si potrebbe usare il legno, è leggero,
flessibile, ma non meno bello, e magari dipingerlo in finto marmo e
decorarlo con stucchi, sculture, scene di dei...
1619: il Teatro Farnese avrà avuto una luce più
chiara di adesso, fresca dei colori e delle pitture del Malosso, dello
Spada, del Dentone, dei fratelli Bernabei e di quanti-- uno stuolo di
artisti--lavorarono intensamente qui.
Non questa atmosfera splendida e abituale, uniforme, tiepida e
dorata di un legno (pero') di nemmeno cinquant'anni. La guerra, il 13
maggio 1944, bruciò i colori, il soffitto, i macchinari ...
Anche la scritta dedicatoria sopra lo stemma ducale
è falsa; : il teatro fu inaugurato non in quel 1618, ma
esattamente dieci anni dopo. E non per Cosimo, il cui viaggio a Parma
sfumò, ma per le nozze tra Margherita De Medici e Odoardo
Farnese, secondogenito erede del Ducato (Ottavio, sordomuto,
morirà in circostanze misteriose).
Ranuccio, scomparso da sei anni, sarebbe stato fiero di
quell'eccezionale spettacolo. Uno spettacolo grandioso, musicato, come
si usava allora.
Una sorta di torneo, Mercurio e Marte questo il
titolo, di Claudio Achillini, con musica di Claudio Monteverdi. La
struttura moderna pensata dall'Aleotti permetteva di dare libero sfogo
alla sensibilità barocca: un grande palcoscenico con tanto
spazio per macchinari e scene mobili, logge che ricordano già i
palchi, e soprattutto una platea libera, da inventare, anzi, da
allagare, per creare naumachie e giochi d'acqua.
Da quel palco d'onore (che oggi non c'è più) i
due giovani sposi devono aver condiviso entusiasmo, sorpresa e forse
un brivido, con i più di tremila spettatori che affollavano le
quattordici gradinate intorno a loro. Un'emozione unica: i soli altri
otto spettacoli che lentamente negli anni (fino al 1732) questo
<<Teatro delle Meraviglie> (chissà se il Marino
l'avrebbe chiamato cosi?) concederà, avranno già altri
protagonisti.
Sembra quasi che la sottile vendetta di quel primo
duca, che il suo teatro realizzò, muto, lo immaginò e
visse solo nella fantasia.
Dolce vendetta: sembra quasi, venendo
qui, che voglia suggerirci come, per una volta, sia proprio quello il
modo più emozionante di 'andare a teatrò.
Rita GuidiIl Teatro Farnese è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 13.45 (telefono 233309).