L'origine della chiesa è ben più antica: la
fondarono i monaci di Sant'Antonio, nel 1402, ma cosi come la vediamo
oggi è il risultato di un progetto di Fer- dinando Bibiena
(nientemeno...) e realizzato in due tempi, da Angelo e Cristoforo
Bettoli (1712 e poi dai figli, Ottavio e Giambattista Bettoli
(l759).
Premesse per un gioiellino. E infatti entrate e guardate
su. Non per assaporare un pò di fresco o di riflessione, che in
ogni caso fa sempre bene. Passerete almeno un minuto invitante e
piacevole con il naso per aria.
Improvviso, dopo l'avvolgente atmosfera dello spazio piccolo e
tondeggiante della chiesa, si apre un luminoso, elegante, dolcissimo
traforo che adorna la doppia volta del soffitto. Un gioco
scenografico, un cielo d'arte, accentuato dai colori candidi o
celesti, come piaceva alla sorprendente sensibilita dell'epoca.
<<Il tempio, di derivazione guariniana-- si legge
nella Guida di Parma curata da Pier Paolo Mendogni - è uno degli
esempi piu' significativi di barocchetto italiano e si presenta
internamente come un salotto raffinato e di spiritosa eleganza, mentre
la doppia volta del soffitto crea un suggestivo effetto
scenografico>>.
Sbirciando oltre i "merletti",
gli affreschi hanno soggetti quasi scontati: al centro un
Sant'Antonio innnalzato alla gloria celeste e diverse figure
di angeli, realizzate dall'abate Giuseppe Peroni. Che non solo della
volta è protagonista: suo il grande affresco sulla parete di
fondo con l'Apparizione di Cristo a Sant'Antonio (1763-64), la
Crocifissione nel primo altare a sinistra, o il San
Francesco di Paola in sagrestia.
Ma l'abate fu anche, se non direttamente partecipe, prodigo di
consigli soprattutto verso Gaetano Callani, autore delle statue. Un
artista importante, quest'ultimo: non solo perchè come anche il
Cignaroli, che pure qui ha lasciato la sua impronta pittorica con Ia
Fuga in Egitto godeva di indiscussa fama tra i contemporanei.
Callani, infatti, visse e raccontò con plastica coscienza anche
il passaggio dal tardo barocco, pieno e ridondante, alla
sobrietà neoclassica. Ce lo dice anche qui, se osserviamo, una
statua dopo l'altra, il lento asciugarsi dei panneggi.
Ma ognuno potrà preferire o scoprire le più
personali e intriganti curiosità, o invece infischiarsene e
<<accontentarsi>> di un minuto a naso all'aria. Fretta,
pensieri e via dalla Repubblica possono tranquillamente aspettare.
Rita Guidi