La Certosa di Parma ( di Parma, non di Paradigna ) si offre improvvisa ed estranea al territorio abitato e industriale in cui ora è immersa, appena oltre il cavalcavia di Via Mantova. La citta ad un passo. La ferrovia ad un passo. Ma dietro il verde : due colonne ricercate e incerte di mattoni annunciano una preziosa prospettiva. Classica : oltre un lungo, lungo viottolo ( che metterà a dura prova i vostri ammortizzatori ) la facciata elegante, studiata e "nuova", la cornice bassa di una siepe.
Del complesso originario, infatti, che era stato realizzato tra il 1285 e il 1304 non resta più nulla. Poco anche del '500, quando vi fu un primo rifacimento ; di quel periodo resta il chiostro e la sagrestia : le quattro vele della volta, belle di fiori , frutta e scene sacre, sono il risultato piacevole e un po' misterioso del lavoro di un parmigiano anonimo. Dunque sia la facciata che la Chiesa, come la vediamo ( e immaginiamo ) ora, sono più tarde, a cavallo tra Sei e Settecento.
Progettata dall'architetto Francesco Pescaroli ed edificata tra il 1673 e il 1722, la Chiesa immerge pienamente nel più autentico stupore barocco. Alessandro Baratta e Gian Battista Natali non hanno risparmiato nulla della loro abilità e dei loro colori per offrire un bellissimo esempio di illusionismo scenografico. Soprattutto colonne. Lungo tutte le superfici del tempio a croce greca, corrono sfuggenti prospettive di colonnati. Sulla parete d'ingresso, su quelle laterali, sull'abside, sui pilastri . Anche la grande cupola, affrescata però da Alessandro Baratta e da Ilario Spolverini "preferisce" le colonne tra cui angeli e ghirlande possono volteggiare. Anche le cupolette laterali, ad opera oltre che dello stesso Spolverini, di Pietro Righini, scelgono le colonne da alternare ai busti di santi.
Sempre colonne, dunque, in una ideale continuità : come se il Settecento neoclassico che guarderà con austerità a questo ornamento, ne debba "subire" ancora la piacevole teatralità seicentesca. Già assente nel campanile, (progettato da Adalberto Della Noce ed eretto nel 1723), e nella facciata, realizzata ( ma completata solo nella parte inferiore ) dal marmorino Pietro Oliva. Il resto è adesso.
Rita Guidi