Centotredici giorni complessivi per realizzare questo ''
affollato paradiso, ispirandosi in parte--si legge
in "Trasformazioni e affreschì nella chiesa delle Cappuccine:
l'intervento dei Beranabei", in'Aurea Parma, LXX, 1986, fascicolo III
di Pier Paolo Mendogni-- alla cupola correggesca del Duomo .''
C 'è infatti una vicina ma più raccolta
suggestione, entrando qui. La luce rubata dai colori e dai marmi; la
penombra, che invita al silenzio e allo sguardo, cosi diversa dalla
serena dolcezza chiara della facciata e del cortiletto esterno,
educatamente rinascimentale.
Le colonne di granito intenso, rotte solo dal folto dei
capitelli chiari, non un attimo di spazio, se non quello sottratto dal
tempo, nelle navate e nelle pareti affrescate, comunicano subito
suggestione e storia. Secolare: il 12 agosto del 1569 la chiesa
(costruita lo stesso anno) è consacrata sul luogo dove
già sorgeva una miracolosa immagine della Madonna. Senza
angeli, come, dapprima, anche l'interno di questo tempio,
progettato
così da Gian Francesco Testa. Sarà sempre
lui a suggerire le prime modifiche ed ampliamenti, in difesa del suo
progetto originario contro quanti chiedevano per la miracolosa Madonna
una collocazione più degna e ben visibile
Nel 1587 l'ampliamento è finito ma le pareti vuote.
È a questo punto, abbiamo detto, che arrivano gli
angeli: sulla cupola del Tinti, prima, ma ben presto in tutte le
navate, ad opera-- attenzione-- dei fratelli Bernabei, e non di
Giovanni Maria Conti come si supponeva.
Un'attribuzione di recente documentata (dallo
stesso Mendogni) e che dunque conferma almeno due secoli di
sospetti. Il clima di questo Paradiso va già abbracciando una
nuova sensibilità, vicina al Seicento e ai maestri bolognesi,
pur senza dimenticare le radici (Correggio, Parmigianino...)
''Il risultato -- si legge sempre nel saggio citato-
era quello di una sintesi tra la compostezza classica, l'eleganza, il
naturalismo e il sentimento religioso''.
Con questo spirito si tracciano i soggetti, non di rado
suggeriti dagli umanisti o dagli eruditi del tempo: la storia della
Madonna o quella di Cristo, chiudono anche cronologicamente gli
affreschi di Santa'Maria (oggi) Addolorata, alla fine del 1629.
Nemmeno dieci anni dopo,occorrerà gia' qualche restauro in
quello che è ormai un affresco totale.
I più recenti, invece, risalgono a soli otto anni fa, e hanno restituito
tutto l'incanto della chiesa quando ancora portava il suo primo nome.
Una cura necessaria: i capelli degli angeli, si sa, sono delicati.
Rita Guidi