Quattro chiacchiere con Guido Canali
di Rita Guidi
Nessuna parentela con l'inutile. Costruire utopie è
costruire. E lo è oltre l'irrinunciabile piacere del
sogno, quando diventa ipotesi ma realizzabile.
"La città latente è una riflessione a voce alta sulla
città, ma con una forte carica concreta, di 'buon senso' -
sottolinea l'architetto Canali - è una città più
vivibile, più piacevole, ma senza stravolgimenti per
ottenerla. Perchè a volte basta ritoccare, collegare,
disvelare quello che abbiamo sotto gli occhi e che ci sta
distrattamente accanto, per ottenere buoni risultati."
In due battute tutta la filosofia del progetto che anima
questa mostra. Un appuntamento che nasce davvero da lontano...
"L'idea scende dal desiderio di pubblicare gli atti del
convegno che si era svolto nel 1989 al centro S.Elisabetta
della nostra Università e che aveva proprio questo stesso
titolo. - ricorda Canali - Una ricerca che da allora,in
altre sedi è sempre proseguita, e che era giusto quindi
'risolvere` in questo modo."
Guido Canali, promotore e curatore anche di questa
'Città Latente' è architetto innanzitutto architetto, nel
senso che lega la sua attività (e il suo prestigio) alla
concretezza delle più diverse realizzazioni, siano esse
navi, fortezze o tranci di città. Molto spesso anche
'restauri da rivivere' se vogliamo dire in tre parole di
quel tipo di interventi rigorosi, leggeri e funzionali
sull'antico, che lo caratterizzano, e che hanno toccato anche
Parma, proprio in quelle 'stanze' della Pilotta dove è tra
l'altro allestita la mostra. Ma in quanto docente, è legato
anche alla passione della ricerca 'pura`...
"La ricerca utopica è parte del nostro mestiere -
afferma- ed è un piacere che si coltiva proprio in ambito
accademico. Del resto è questa una delle funzioni
dell'Università, soprattutto se si indagano temi concreti,
i cui risultati potranno poi essere offerti alla comunità
entro la quale si opera. Ecco allora che una mostra come
questa è insieme esercizio accademico e consueto progetto,
salvo che non esiste un committente se non l'intera città,
anche se in modo virtuale..."
Parma virtuale...latente...allora perfetta ?
"Certo che no. - sorride Canali - Architetti e urbanisti
certo non possono tanto...Nè perfetta, nè compiuta o
assoluta, tra l'altro. Nel senso che questo è solo un primo
risultato di 'lavori in corso', sui quali sarebbe bello che
la città dibattesse e intervenisse. Sono elementi di
riflessione, come detto, pronti ad essere contestati o,
perchè no?, realizzati."
E torniamo al concreto. Allora facciamo anche qualche
esempio, concreto..
.
"D'accordo. Prendiamo allora non tanto gli edifici urbani
quanto il territorio latente. Ad esempio i torrenti. La
situazione esistente affianca l`uso pedonale sporadico delle
golene, allo sviluppo spontaneo di una sorta di oasi
faunistica, addirittura con germani e quant'altro. Perchè
allora non conciliare i due aspetti, proteggendo l'oasi, ma
affiancandole una percorribilità ciclabile cauta e
controllata ? Perchè non collegarla in un lungo percorso
con i parchi, attivando così un autentico sistema di verde
urbano? Mi sembra un intervento non solo realizzabile ma
anche in modo relativamente facile..."
Ed è solo una di ben più di una dozzina di
proposte. Parma è così...latente ?
"Non più di quanto lo sono gran parte delle città italiane o
europee. Ed à una latenza motivata non solo da incuria ma
anche dalla profonda modifica del tessuto urbano avvenuta
nei decenni piu` recenti - spiega Canali - Pensiamo alle
aree protoindustriali ecc. Con un impegno di immaginazione e
di entusiasmo per la propria città si può però rivelare
ed evocare al pubblico quel qualcosa di uguale-ma-diverso
che sta appena 'sotto', 'accanto'... Non per mettere da parte
problemi ben più drammatici e urgenti (dalla viabilità
alle residenze per i meno abbienti, all'immigrazione), ma
perchà questa è un'utopia possibile.."
Un invito a riflettere. Una mostra per non troppa utopia
e molto affetto, quella che nasce qui e ora, alle 10.00 di questa
mattina. E tra questi schizzi e plastici, stampe e progetti
calibrati e rigorosi, la città latente ci sembra somigli un
poco allo spazio bianco che attende queste righe. Una
sospensione plausibile della realtà. Ma le parole dobbiamo
scriverle noi.
Rita Guidi