IL TERRITORIO LATENTE
IL GASOMETRO
Adiacente all'ex Eridania vi è un'altra suggestiva area di archeologia industriale: quella del vecchio Gasometro. Gasometro e complesso dell’ex-Eridania. Queste strutture produttive, veri pezzi di archeologia industriale, sono tra i primi insediamenti produttivi, collocati appena oltre i bastioni demoliti per motivi di igiene e accessibilità, oltre che per maggiore disponibilità di aree. Secondo una tendenza comune a molte città europee, gran parte delle industrie sorte a ridosso dei centri storici è avviata alla dismissione e al recupero a scopi profondamente diversi da quelli originari. A un simile destino sembra avviata anche l’area nord-orientale della prima periferia di Parma, dove la crescita di installazioni scolastiche fa fronte al progressivo abbandono di impianti industriali, spesso desueti a livello tecnologico, ma non in quanto cerniere tra centro e periferia, né come potenziali, capientissimi contenitori. Il gasometro, con la sua incastellatura metallica a cilindro, fa ormai parte dello skyline parmense: è un’opera interessante anche dal punto di vista tecnico, nella tradizione delle imponenti strutture in ferro di fine Ottocento, testimone di una diffusa - e purtroppo perduta - capacità artigianale nell’esecuzione della carpenteria metallica. Per salvarne le caratteristiche tipologiche e costruttive è necessario scegliere tra gli usi che premiano le valenze dello spazio unitario, chiuso sul perimetro: una sala da teatro sperimentale o per proiezioni cinematografiche, una sede espositiva e museale, una grande serra luminosa, oppure un museo della tecnologia inizi secolo; ma anche attività commerciali e - perché no - una discoteca, un piano bar o un suggestivo ristorante, scorrendo un elenco di scelte possibili di recente proposte per analoghi casi europei. Si tratta comunque di usi che trarrebbero speciale beneficio dai percorsi pedonali verdi che dall'ex zuccherificio potrebbero allacciare, oltre al Gasometro, l'area dell'ex Macello, da tempo convertita a parco. Un arco urbano verde, dunque, lungo il settore nord-orientale del circuito delle mura urbiche demolite, alternativo alla circonvallazione automobilistica.



Le attrezzature per la produzione di energia occupano nella storia urbana e degli insediamenti industriali un posto di particolare importanza sia perché partecipano per lungo tempo alla vita produttiva della città, sia per i profondi cambiamenti che introducono, grazie al loro "prodotto" (gas, elettricità), nella vità di tutti i giorni, rappresentando il sinonimo stesso di progresso. Grazie alla loro dimensione e particolare conformazione, essi rappresentano inoltre nello "skyline" cittadino punti di riferimento molto precisi: basti pensare alle officine del gas che, con le loro ciminiere, i grandi forni, i silos, ma soprattutto con l'inconfondibile sagoma dei serbatoi per il gas hanno costituito un preciso "topos" estetico per quanti hanno voluto descrivere e rappresentare i cambiamenti che la rivoluzione industriale ha prodotto nel panorama urbano, come già nelle livide periferie di Sironi. Le officine del gas, insieme al nuovo Macello, costituiscono un primo nucleo di quelle attrezzature pubbliche che per motivi di accessibilità, di reperibilità di aree dimensionalmente adatte e di igienicità, si decide di localizzare appena oltre i bastioni demoliti delle mura cinquecentesche, seguendo analoghe scelte localizzative dell'industria privata. La pianta di Domenico Ferrari del 1911 (11.2), evidenziando con un sottile filo giallo i percorsi di distribuzione del gas che si dipanano dalle Officine comunali, dà una prima idea dell'importanza che assume la nuova attrezzatura per la città: una sorta di cuore pulsante per un agglomerato urbano sempre più percorso da una rete di servizi, ogni anno più fitta ed a crescente contenuto tecnologico. L'ingrandimento planimetrico (11.3) ci mostra la stretta relazione fisica tra Officina del Gas e Macello e la loro posizione rispetto ai nuovi viali di circonvallazione: pur allontanate dalla città, esse non vanno "nascoste" proprio perché simboli di una vita urbana razionalmente e modernamente pianificata. Come per altre strutture produttive, anche per gli impianti di produzione del gas le tipologie e le tecnologie costruttive sono importate direttamente dalla Germania (11.5), dove le esperienze progettuali e le realizzazioni in questo campo sono maggiori. All'interno di un recinto "murario" costituito dai blocchi a varia destinazione (11.10), sono posti gli "edifici-macchina" in ferro che partecipano al processo produttivo. Il carro ponte per il trasporto del carbone (11.9), il grande forno per la cottura dello stesso e la produzione del gas, (11.11-11.12) il gasometro per lo stoccaggio del prodotto finale.

L'attività industriale, pur con le inevitabili trasformazioni e modificazioni legate allo sviluppo delle tecnologie produttive, è sempre rimasta concentrata all'interno del perimetro originario, determinando un insieme dotato di una sua chiara riconoscibilità urbana. Oggi di questi impianti, dismessi dal 1989, oltre al recinto murario che ancora separa l'area da un intorno ormai completamente costruito, rimane il solo gasometro, unica rugginosa reliquia di quell'insieme produttivo (11.13-11.14).

Il gasometro è sicuramente la parte più caratteristica ed evidente di questo complesso: la sua struttura metallica, a metà tra l'opera di ingegneria edile e la macchina, rimanda da un lato alle grandi opere dell'ingegneria della fine dell'ottocento, dall'altro alla diffusa (ed oggi purtroppo perduta) qualità di una carpenteria metallica (le chiodature, ad esempio) che è raffinata testimonianza, appunto, di una "archeologica" tecnologia del ferro. La sua storia, la sua particolarità formale e spaziale, con i caratteristici anelli telescopici di espansione (11.16), la sua caratteristica presenza nel paesaggio cittadino, che rende immediatamente e contemporaneamente visibile la stratificazione e sedimentazione dell'immagine urbana, ne consigliano, o meglio ancora, ne impongono la conservazione. Certo le particolarità costruttive del manufatto e la singolarità dello spazio interno impongono una maggiore attenzione progettuale, che permetta di salvaguardarne le caratteristiche spaziali e tipologiche. Il tema poi, per la sua singolarità, non permette che pochi confronti con le scarse proposte e realizzazioni similari, imponendo con ciò lo sforzo immaginativo dei precursori sia a livello progettuale che a livello imprenditoriale.

Il punto di partenza per qualsiasi tipo di intervento è chiaramente un attento e paziente restauro che preservi da un ulteriore degrado la struttura. Nonostante la possibilità di sfruttare in altezza tutta l'estensione del volume, pensiamo sia più significativa la scelta di usare solo il primo anello della struttura, lasciando basso il serbatoio, per rendere chiaramente leggibile l'aerea incastellatura metallica (11.24). All'interno del volume così recuperato sarà necessario realizzare una seconda pelle, in grado di fornire le necessarie coibentazioni, i passaggi impiantistici, lasciando inalterata la struttura originaria. I vani da destinare agli impianti tecnologici potrebbero trovare posto scavando al di sotto della vasca esistente, preservando così anche esternamente la purezza del cilindro metallico da inopportune superfetazioni. Un tema progettuale tutto particolare è quello rappresentato dall'illuminazione naturale: evitando ovviamente di ricavare le aperture sull'involucro perimetrale, diventa obbligatorio pensare ad una nuova calotta vetrata di copertura in ferro e vetro, eventualmente oscurabile, che faccia scendere la luce dall'alto.

Particolarmente suggestiva appare una sua possibile destinazione a serra (11.25a), come quella proposta per i gasometri di Palermo (...), eventualmente enfatizzata dal fatto che la stessa struttura reticolata esterna può divenire supporto per il verde. La nuova funzione potrebbe trovare un naturale collegamento con la vicina area del ex Macello già attualmente destinata a verde pubblico, sottolineando il comune destino di queste due importanti attrezzature pubbliche dismesse.

La corte interna potrebbe essere utilizzata come verde ad uso privato, in stretta connessione con quello ad uso pubblico.

Un altro possibile utilizzo rispettoso delle caratteristiche del luogo è quello museale o espositivo (11.25b). In questo caso il grande volume metallico diverrebbe una sorta di macrostruttura di copertura entro la quale si organizza un paesaggio interno su più livelli dove vengono organizzati, attraverso allestimenti ad hoc, mostre a livello cittadino e di quartiere: un riferimento progettuale relativo a questo tipo di utilizzo più essere ritrovato nella proposta per il gasometro di Oberhausen. Il modello del Teatro totale di Walter Gropius del 1927 con la sua caratteristica cavea può essere utile per proporre una destinazione a sala per teatro sperimentale o sala cinematografica (11.25c). Una proposta che ricalca quel tipo di esperienza è quella ad esempio di Fabio Dumontet e Fabio Vittoria, avanzata in occasione del Premio Nazionale L. Cosenza nel 1994 per il recupero del Gasometro di Napoli (11.30).

Questi sono naturalmente solo alcuni degli usi possibili ed ipotizzabili, compatibili con le caratteristiche della struttura esistente. Esse dovranno rispondere alle aspettative ed alle esigenze della città ed essere verificati nella loro possibilità concreta di realizzazione a livello economico.