CONCLUSIONI
VERSO UNA CITTA' INTENSA
Vorremmo concludere con un’altra immagine di città, quella che ci piacerebbe vedere un giorno: è un luogo spazioso, fitto ma permeabile, aperto. E' una città percorsa, che non rinuncia a promuovere tutti i possibili collegamenti tra le sue diverse parti, sfruttando innanzitutto qualsiasi lingua di verde storico o recente a disposizione; una città densa, che accetta episodi di discontinuità urbana come materiali positivi per un nuovo progetto, ma rigetta la logica dell’eteroclito e dell’irrimediabilmente disperso; una città attenta, a cui non sfuggono le potenzialità delle latenze, anche di quelle più neglette, per far fronte alle necessità di sviluppo sempre nuove; una città colta, ricca di attività e servizi ricreativi e culturali che, inseriti in adeguate cornici architettonico-ambientali, definiscono una notevole qualità della vita; una città memore, capace di recuperare a nuovi usi parti storiche di sé, pur conservandone intatte non solo le valenze monumentali, ma anche quelle documentali e conoscitive. Una città intensa, per dirla in breve, frutto e concausa al tempo stesso di una società più cosciente di sé. Il concreto recupero delle latenze cha abbiamo appena ripercorso sarebbe già muoversi verso questa meta, che non è un sogno: è un progetto. Il progetto ragionevole di rimediare a scelte e imprese forse non calibrate di chi ci ha preceduto, e ad altre nostre ancora recenti. Il problema non è quello di distribuire colpe, bensì quello di combattere senza più remore qualsiasi forma di pigrizia mentale che spinga a considerare i luoghi latenti come luoghi definitivamente perduti. In fondo, uno dei noccioli più profondi dei risultati che abbiamo attinto con questa indagine, è la dimostrazione che nella città d’oggi esiste una latenza per “inadeguatezza” dei luoghi - di quei luoghi ormai fortemente degradati, le cui potenzialità risultano riattivabili solo con interventi cospicui e onerosi - e una latenza per “inadeguatezza” degli uomini, disattenti e diasabituati alla possibilità di riqualificare il tessuto urbano con un ridottissimo impiego di risorse, grazie al recupero di edifici e di spazi notevoli, ora lasciati in disparte ma ancora pregni di originari valori ambientali e architettonici pressoché intatti. La prudenza terapeutica verso i luoghi latenti per prolungato degrado è spesso comprensibile; pericolosamente colpevoli sarebbero invece ulteriori ritardi verso i luoghi latenti per ostinata oblivione.