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Tra il 1591 e il 1601, si costruisce a Parma una modernissima Cittadella pentagonale, su progetto del duca in persona, Alessandro Farnese. Assillato all'interno da alberature che spesso sono dannose per le antiche cortine laterizie, stretto all'esterno dalle edificazioni dell'ultimo secolo, questo prezioso esempio delle fortezze rinascimentali a pianta stellare oggi è un parco urbano, specie per bimbi e anziani, suggestivo ma disordinato, a causa della dislocazione casuale delle pur appropriate attività sportivo-ricreative. Se un restauro delle bassure esterne, delle cortine e dei baluardi è senz’altro auspicabile, questo si ottiene anche attraverso il ripristino della perduta percettibilità dello spazio originario, strutturato in chiave geometrica per le antiche funzioni militari. Diverse tappe scandirebbero il recupero di uno spazio cui non si attagliano i percorsi asfaltati, i volumi pur temporanei dei giochi per i bimbi o gli impianti sportivi benemeriti in sé, ma piazzati impropriamente. Dopo tale preventivo riordino, all’interno come all’esterno, potrebbe iniziare un intervento di recupero più articolato e complesso, dai perduti spazi ipogei nei baluardi per spazi espositivi di straordinario effetto, fino alla riproposizione di almeno un volume delle caserme ottocentesche distrutte, per dotare la Cittadella degli elementari servizi (spogliatoi, docce, ecc.) necessari all’uso sportivo che già oggi si fa dei parterres; ma anche per attività complementari sempre in ambito e ricreativo: palestre e magari una piscina coperta, corredate di bar, cafeteria, locali di riunione e così via. < In alternativa o connessione con l’edificio reinventato, si potrebbero proporre alte siepi di carpino con piccoli padiglioni inseriti quali spazi per la lettura e per il gioco, o piste delle bocce o spazi espositivi; quinte verdi che aiuterebbero a recuperare il limite originario dell’invaso centrale, un tempo definito dalle ali spigolose delle antiche caserme, di cui resta un lacerto nell’attuale ostello. Mentre le bassure, reinserite nella trama dei passeggi cittadini, permetterebbero di percepire le mura di cinta nella loro interezza, unico brano superstite, di pregnante consistenza, che rievochi l’immagine irrimediabilmente perduta della distrutta cinta fortificatoria. |
Probabilmente iniziati nel 1596 su progetto di Simone Moschino( ), fig. 35, come documentato dal rogito in quella data, i lavori per la costruzione della porta monumentale del Castello proseguono per alcuni anni nel secolo successivo.
Vittima anch'essa come le caserme delle demolizioni post-belliche, conserva però praticamente intatto, ad eccezione del coronamento superiore, il prospetto originale fig. 32.
Recuperato verso la fine degli anni Ottanta da un evidente stato di degrado, anche il ponte principale si trova oggi in buone condizioni.
Già in pessime condizioni nella descrizione del conte Gastone della Torre di Rezzonico "...In oggi la Porta del Soccorso figg. 33-38 è chiusa, e rotto n'è il Ponte, di cui non restano in piedi, che i pilastri, e parmi gran fallo il non rimetterlo per mille occasioni, che si potrebbero presentare...", la porta del soccorso ed il relativo ponte meritano sicuramente l'auspicato recupero indicato dal conte stesso. Dissotterrare gli archi del ponte, all'interno del progetto di recupero della passeggiata nelle bassure, permetterebbe di percorrerle senza interruzioni. Passeggiata che potrebbe avere un'ulteriore accesso alle bassure, oltre che dai due ingressi esistenti, sfruttando la possibilità di arrivare da via Solferino figg 40-41, (come da PRG) nell'ideale prosecuzione del percorso ciclopedonale proveniente dalla confluenza.
I BALUARDI
Parte di fortificazione emergente dalle cortine, generalmente di pianta pentagonale, il baluardo costituiva l'opera di difesa avanzata verso il fossato, al fine di realizzare tiro fiancheggiante irrobustendo contemporaneamente lo spigolo.
In mancanza di documentazione esauriente circa le modalità costruttive utilizzate a Parma, non è stato possibile avviare su basi storiche una costruzione puntuale di queste strutture e nell'impossibilità di condurre scavi archeologici, si è fatto riferimento alla trattatistica ed ai modelli da questa offerta.
Delle fortificazioni della città (Venezia, 1564) di G. Maggi e G. Castriotto, con Dell'arte militare (Brescia, 1608) di Hieronimo Cattaneo, entrambi corredati di numerosi disegni di tecnica costruttiva fig. 47, hanno fornito il supporto teorico che confrontato con l'esperienza diretta compiuta dall'architetto Canali nella fortezza di Savona, hanno inizialmente consentito di ipotizzare la presenza di contrafforti voltati anche nella Cittadella di Parma.
L'affascinante progetto di recuperare spazi ipogei dissotterrando le strutture voltate, proponendo di un baluardo svuotato il museo di se stesso fig. 43-44, eventualmente arricchito da materiali espositivi non deteriorabili o audiovisivi adeguatamente protetti (tali da evitare impegnative e costose opere di isolamento dall'umidità del terreno avvolgente), è però rimasto solo una bozza. Il già citato memoriale del conte Gastone della Torre di Rezzonico, emerso alla conclusione degli studi condotti sui trattatisti, descrive infatti come sono stati ricostruiti nella metà del Settecento i baluardi di S. Francesco e di S. Anna, dopo il crollo del primo causato dalla mancanza di contrafforti, dotati di "mura a perpendicolo". Le mutate tecniche costruttive settecentesche escludono per:ò (quasi certamente) la presenza di volte, ed il fatto che il baluardo di S. Giovanni, eventuale sede del progetto ipogeo non sia stato ricostruito, lascia solo una debole speranza sulla presenza di contrafforti voltati cinquecenteschi fig. 48.
LE BASSURE
Risulta difficile immaginare quali sensazioni un visitatore potesse provare nell'avvicinarsi alla fortezza immersa nel verde, come la dipingeva Guido Carmignani nel 1871 fig. 14, poichè oggi tutto quanto riguardava l'intorno è stato fagocitato dall'edificazione post-bellica.
Perduta irrimediabilmente l'immagine di fortezza inserita nella "tagliata" figg. 13 e 18 (paradossalmente si dovrebbe riproporre), rimane come unico e doveroso intervento da compiersi all'esterno delle mura quello del recupero possibile delle bassure. Parzialmente percorribili ai lati delle due porte d'ingresso figg. 19-21, versano nelle condizioni più disparate nel resto del perimetro fortificato: ora sommerse dalla vegetazione in via Solferino; ora impraticabili in via Duca Alessandro, dove le palazzine residenziali private hanno dilatato i loro giardini fino a prolungare le recinzioni contro il muro della fortezza; ora destinate a centro sportivo attrezzato in via Paolo Raccagni, con campi da tennis e una pista da ballo (che negli anni Cinquanta costituiva una piacevole attrezzatura dei circoli universitari) figg. 16-17-20.
Un tale quadro di abbandono, d'utilizzo improprio e parassitario nei confronti della storia, e di appropriazione privatistica in assenza di tutela da parte pubblica, induce a riflettere su cosa potrebbe essere oggi l'insieme (la meravigliosa geometria degli spalti) se capito per tempo ed opportunamente difeso(1).
Che fare, dunque, nella condizione attuale consolidata ed irreversibile per il recupero delle bassure?
Quanto meno, in una prospettiva di minimo intervento, la ripulitura completa delle bassure con l'eliminazione della vegetazione invasiva, ma anche delle attrezzature pur lodevoli in sé, ma inopportune, come i campi da tennis. Quanto alle opere di restauro all'interno dei ritagli pianeggianti, dovrebbero essere contenuti al minimo. Semplici prati, come quelli realizzati opportunamente dall'Amministrazione sul fronte a sud-ovest, e quinte di verde, estese invece il più possibile, a schermare le recinzioni delle invadenti proprietà private.
(1) PRG del 1887
LE CASERME
Descrive G.B. Pioda, nella perizia del 1736, "come la Cittadella sia fornita di otto quartieri che servono per gli ufficiali e i soldati con portici avanti ai medesimi e camere a pian terreno, ed anche sopra, con suoi sotterranei, il tutto in volto, così pure la chiesa ed abitazione del Parroco, lo che tutto forma nella piazza della predetta Fortezza il descritto pentagono: dietro a cadauno de' già detti Quartieri, sono posti altri fabbricati, che servono di magazzini e di arsenali, parte de' quali sono con la volta ed altri senza...".
Lo schematico disegno dello Smeraldi fig. 73, rappresenta inequivocabilmente la perfetta geometria del complesso fortificato. Una doppia fila di caserme cingeva lo spazio centrale formando un pentagono edificato nell'interno del pentagono difensivo figg. 76-77.
Organizzate all'insegna della massima efficienza e funzionalità in rapporto allo spazio interno, con un altezza da non essere visibile dall'esterno le caserme cinquecentesche rappresentavano il cuore stesso della fortezza figg. 74-75.
Completamente mutate le tecniche difensive in seguito alla straordinaria evoluzione delle armi da fuoco, quando nel 1842 Maria Luigia affida a Nicola Bettoli l'incarico di edificare un nuovo edificio in luogo di una caserma ormai fatiscente, l'architetto progetta e costruisce un edificio di tre piani che sopravanza notevolmente in altezza le mura perimetrali del forte fig 82.
Divenuta ormai obsoleta come macchina da guerra e perduta l'originaria regolarità interna, complice la sostituzione con edifici di maggiori dimensioni, la Cittadella vivrà una felice stagione sotto il breve dominio di Carlo III con il proliferare di nuovi progetti documentati dai già citati disegni dell'Archivio del Genio Militare di Roma. La completa demolizione delle caserme, avvenuta negli anni cinquanta di questo secolo, dopo i gravi danni ad eccezione di un unico frammento utilizzato oggi come ostello, e la presenza d'una vegetazione d'alto fusto (platani al centro ... per lo più da aceri e tigli sui terrapieni) hanno trasformato l'interno della fortezza in un qualsiasi ritaglio di verde periferico. Partendo dal recupero della caserma esistente l'intervento progettuale di cucitura e ridefinizione dello spazio, ricollegandosi idealmente alla "nuove" caserme fatte costruire da Maria Luigia, propone un "nuovo fronte" edificato sulle tracce degli edifici storici.
Constatato come l'ostello fig. 79 dovrebbe trovare migliore collocazione, potenziando lo spazio del camping (è improbabile trasformare la Cittadella in un accampamento di tende e roulottes), tra i più richiesti dai visitatori di Parma, rimangono da definire le nuove destinazioni degli edifici.
Potenziamento del polo sportivo fig. 85 e luogo per incontro e il ristoro rappresentano le naturali conseguenze alle trasformazioni. Si potrebbe così ottenere una piscina fig. 83, con spogliatoi separati da destinarsi ai frequentatori del percorso della salute, inserita nel nuovo edificio; una grande hall a tutta altezza, continuazione rispettosa del frammento superstite, inframmezzata da passerelle di collegamento tra ristorante, bar e la piscina stessa.
Ne deriverebbero altresì spazi da destinare agli anziani, nel piano terra dell'edificio storico ed uffici direzionali del museo ipogeo e della piscina all'ultimo.
Si tratterebbe quindi di un intervento teso ad ottenere un più appropriato utilizzo della struttura in relazione alle mutate destinazioni d'uso che l'hanno interessata.
LE PIAZZE BASSE TRADITORE, LE GALLERIE DI COLLEGAMENTO, LE SORTITE
Concepite tanto per costituirne l'estrema difesa quanto per contrastare azioni provenienti dalla città stesse, come sembra sia avvenuto nel caso di Parma, le cittadelle celavano sottoterra le strutture difensive più articolate.
Piazze basse traditore, cannoniere, gallerie di collegamento, sortite (ecc., ecc.) costituivano le indispensabili strutture difensive delle fortezze.
Il recupero già avvenuto (ma non agibile) di una piazza bassa figg. 51-58 con cannoniere, rispettiva sortita e galleria fig. 61 di collegamento nel fianco ritirato del Baluardo di S. Maria, ne testimonia la presenza anche a Parma figg. 56-57.
La cartografia storica documenta l'esistenza di dieci sortite, dieci gallerie di collegamento e quattro piazze basse traditore con cannoniere, ma omette stranamente l'unica piazza ad oggi recuperata, descritta precedentemente. Segni tangibili di tutti questi spazi (le cannoniere nei fianchi ritirati, le porte delle sortite a livello delle bassure, gli ingressi delle gallerie nell'interno), ne impongono l'affascinante recupero come irrinunciabile percorso museale, chiave di lettura dell'antico funzionamento della complessa macchina bellica.
L'accecamento ottocentesco dell'orecchione nel baluardo di S. Francesco, e la mancanza di cartografia puntuale sullo spazio ricavato nell'operazione, ha portato fra le tante ipotesi a considerare la presenza di una sala voltata fig. 59, luogo di partenza, se recuperata, di un più complesso spazio museale ricavabile sul luogo delle scuderie demolite nel dopoguerra.
LE CORTINE
Storicamente priva d'alberature sui terrapieni, per mantenersi defilata sul piano di campagna alla vista del nemico, la Cittadella si presenta oggi affossata dalle mutate condizioni generali.
La perdita della "cornice" fornitale dalla campagna, unitamente alla presenza di vegetazione d'alto fusto sui terrapieni a ridosso delle mura, hanno trasformato completamente le proporzioni in alzato che le appartenevano.
L'analisi botanica condotta sul censimento arboreo fig. 22 ha evidenziato il danno provocato dalle radici alle cortine murarie, che con l'azione disgregante degli agenti atmosferici rappresentano le cause principali del loro degrado figg. 29-31. Rimane da approfondire in che modo i vizi di costruzione segnalati in documenti Cinquecenteschi siano responsabili di tale situazione, poichè nelle "Memorie del R.D.I. Castello di Parma..." presentato al duca dal conte Gastone della Torre Rezzonico, databili al 1783 e pubblicate dal Conforti (1983) si specifica che il difetto principale della fortezza, costruita in economia, consiste "nella costruzione delle sue mura" avvenuta con l'impiego di materiali scadenti e la mancanza di contrafforti.
Constatato il degrado provocato alle cortine murarie dalle radici degli alberi, si è decisa la loro totale eliminazione nel bordo esterno dei terrapieni fig. 23, e quindi l'idea progettuale di riproporre (recuperare nel caso lo scavo archeologico ne evidenziasse l'esistenza) il camminamento in trincea, recuperandol'originario rapporto altimetrico tra bassure e cortine fig. 30.
Il frammento dello zoccolo murario ai piedi delle cortine, visibile nel baluardo di S. Maria figg. 310-315, permette di individuare il piano originario delle bassure in modo da completare l'operazione.
LE SCUDERIE
Fotografie degli anni precedenti la guerra documentano, a sfondo i carriaggi militari e muli affardellati, l'esistenza di un lungo edificio con una copertura fortemente aggettante, che non può che essere la scuderia edificata tra il 1858 e il '59 addossata alla cortina di levante fig. 64. Finestre tamponate, sormontate da arco ribassato di cifra ottocentesca visibile lungo tutta la suddetta cortina, rimangono come unico segno superstite dopo le demolizioni post-belliche figg. 70-72.
La serie di bei disegni di progetto acquerellati, conservati presso l'Archivio del Genio Militare di Roma, offre diverse soluzioni progettuali per la lunga scuderia, peraltro realizzate successivamente in modo differente almeno per quanto riguarda la copertura figg. 63-65.
Evidentemente adattato per motivi economici, in quanto di tecnica costruttiva più elementare, il tetto a falda sostituisce la soluzione ipogea, con sale voltate copertura a terra e raffinati torrioni di ventilazione, dei progetti conservati negli archivi romani.
Attestata anche in un rilievo .... fig. 62 (XIX secolo), della grande scuderia si accenna solo uno spunto di lettura che lo spazio di questo testo non consente di approfondire. L'esistenza di un così ricco apparato di progetti per opere militari redatti intorno alla metà del secolo scorso, è senz'altro da porre in relazione alle smanie militaristiche di Carlo III, che sognava nostalgicamente la trasformazione dell'intera città in caserma e fortezza, quasi allo spirare del Ducato.
Della demolizione post-bellica delle stalle e degli edifici, e del successivo riporto di terra con la ricostruzione del terrapieno, rimangono forse interrati frammenti e strutture delle scuderie borboniche. In caso affermativo le tracce superstiti potrebbero ispirare le geometrie per la reinvenzione di un nuovo grande spazio ipogeo. Ma anche in assenza assoluta di tracce, qualora il rinterro degli anni Cinquanta avesse cancellato ogni manufatto, sarebbe comunque legittimo prevedere di ricavare entro il terrapieno locali ampi e suggestivi, illuminabili mediante lucernai zenitali invisibili frontalmente fig. 69.
La destinazione di questi locali sarà da verificarsi entro la rosa di possibilità e dei bisogni che a livello urbano si segnalano specialmente in ambito culturale e di tempo libero. E' lecito così immaginare straordinari spazi museali fig. 66, corredati di sale riunioni, deposito materiali, collegati con gli attigui ambienti storici dell'orecchione accecato opportunamente svuotati. Ma sarebbe ugualmente legittimo immaginare sotto il profilo culturale e della civiltà urbana, nell'interesse della città, anche altre destinazioni, in relazione agli utilizzi più frequenti del manufatto storico e cioè legati al tempo libero e lo sport.