LA CITTA' DELLE ACQUE

Golene dei torrenti e massicciate dei binari ferroviari, si è visto, potrebbero fungere da spine della rete di piste verdi tra città e territorio. Ma la maglia più fine di questa rete, cioè le diverse possibili diramazioni, dovrebbero appoggiarsi ad altri segni territoriali, minori ma di grande valenza paesistica e storica come le rogge, i canali, i navigli. Queste prove della secolare attività umana suggeriscono percorsi che diverrebbero al contempo itinerari conoscitivi di tutti quei manufatti costruiti per sfruttare le acque, a scopi irrigui e produttivi, che in passato sono stati distrutti senza la minima attenzione e trascurati anche da molti piani urbanistici. Purtroppo, anche oggi sono rari i casi di inversione di tendenza. Occorre pertanto restituire dignità a questi elementi, perché spesso si tratta di grandi opere urbane o extraurbane, infrastrutture funzionali comuni alla macchina cittadina e a quella territoriale. Talvolta reperti di una cultura tecnica e scientifica di notevole caratura applicata sul territorio, essi sono documenti, e monumenti, di preoccupazioni e ricerche sperimentali cui, nel corso dei secoli, hanno prestato la loro intelligenza uomini valentissimi della civiltà padana: da Leonardo da Vinci, al Vignola, all'Aleotti, fino agli alacri periti settecenteschi e agli ingegneri ottocenteschi, che per l'area parmense sono ben rappresentati dai nomi di Dalla Nave, Abbati, Cocconcelli. Chiuse, saricinesce, bocchette, mulini e opifici possono e devono ormai apparire come un enorme patrimonio di conoscenza, se non di volumi riutilizzabili; i canali, un tempo cordoni idrici tra la città murata e il suo contado, potrebbero oggi servire anche da connettivi per un sistema di parchi territoriali, tra i cunei di terreno agricolo scampati alla periferia urbana e il territorio esterno. È davvero così utopico pensare che i loro salti d’acqua, poco vistosi ma dal ricco potenziale energetico anche in pianura, si possano utilizzare per qualche specifica e limitata finalità idroelettrica, come si è concretamente sperimentato nel nord Europa, per fornire energia “pulita” a strutture pubbliche e private, come l’illuminazione di aree verdi vicine?