Le coordinate omogenee (sezione 1.4) permettono di rappresentare uno spettro molto ampio di trasformazioni unificando con lo stesso formalismo sia trasformazioni lineari (affini, rotazioni, traslazioni) che trasformazioni prospettiche.
Dati due piani distinti
e
si dice che sono riferiti a una trasformazione omografica (homographic transformation) quando esiste una corrispondenza biunivoca tale che:
Sia il piano
osservato da due viste differenti e siano
coordinate su un immagine di un punto del piano osservato dalla prima vista e
coordinate immagine dello stesso punto osservato dalla seconda vista.
Lo stesso piano pertanto diventa un piano
nel primo caso e
nel secondo.
Nello spazio
l'omogrfia (la trasformazione omografica) è codificate da matrici
ed è rappresentata da equazioni del tipo:
Per la sua particolare forma tale trasformazione è facilmente descrivibile in forma di coordinate omogenee (1.4):
Viene definita matrice omografica
la matrice che converte punti omogenei
appartenenti al piano
della immagine
in punti
omogenei dell'immagine
con la relazione
Essendo una relazione tra grandezze omogenee il sistema è definito a meno di un fattore moltiplicativo: qualunque multiplo dei parametri della matrice omografica definisce la medesima trasformazione perchè qualunque multiplo dei vettori di ingresso o uscita soddisfa ugualmente la relazione.
Come conseguenza di ciò i gradi di libertà del problema non sono 9 ma 8 in quanto è sempre possibile fissare un vincolo aggiuntivo sugli elementi della matrice.
Esempi di vincoli usati spesso sono
o
.
È da notare che
non è generalmente un vincolo ottimo dal punto di vista computazionale in quanto l'ordine di grandezza che assume
può essere molto diverso da quello degli altri elementi della matrice stessa e potrebbe generare singolarità.
L'alternativa
, normalmente soddisfatta gratuitamente dell'uso di SVD come risolutore, è invece computazionalmente ottima.
Un modo per realizzare le trasformazioni prospettiche, trascurando la separazione tra parametri intrinseci ed estrinseci (e la loro determinazione in forma esplicita), è determinare i soli 8 coefficienti della matrice omografica 1.29 (per esempio attraverso il metodo dei minimi quadrati, un modo per ricavare i coefficienti si trova nell'equazione 6.40 ), facendo attenzione che tale trasformazione vale solo e solamente per i punti del piano che si è andati a riproiettare (l'omografia mette in relazione piani tra loro, ma solo quelli).
È facile vedere che ogni omografia è invertibile e l'inversa della trasformazione 1.29 (unnormalized inverse homographic matrix) è una trasformazione omografica anche essa. Una possibile equazione per l'inverse di un'omografia (essendo conosciuta a meno di un fattore moltiplicativo) è:
È da segnalare che se i due piani sono paralleli, ovvero
, la trasformazione omografica diventa una affine (affine transformation) ed è rappresentata dalle classiche equazioni: