Piani

È possibile generalizzare il discorso delle rette a piani ed iperpiani nello spazio $ \mathbb{R}^{n}$. Come per le rette infatti esiste una forma implicita e omogenea dell'equazione di un piano intesa come luogo dei punti espressi dalla coordinata $ \tilde{\mathbf{x}} \in \mathbb{R}^{n+1}$ omogenea a $ \mathbf{x} \in \mathbb{R}^{n}$:

$\displaystyle \mathbf{m}^{\top}\tilde{\mathbf{x}}=0$ (1.22)

Il prodotto scalare tra coordinate omogenee codifica sempre degli iperpiani.

Le coordinate omogenee sono conosciute a meno di un fattore moltiplicativo e pertanto si può forzare un vincolo opzionale: come per le rette si può pensare che i primi $ n$ parametri della coordinata omogenea formino un vettore di lunghezza unitaria.

Un generico piano, o iperpiano, è dunque il luogo dei punti $ \mathbf{x} \in \mathbb{R}^{n}$ che soddisfano la condizione

$\displaystyle \mathbf{x} \cdot \hat{n} - \rho = 0$ (1.23)

dove $ \hat{n} \in \mathbb{R}^{n}$ è la normale al piano e $ \rho=0$ se e solo se il piano passa per l'origine.

Porre come vincolo $ \vert\hat{n}\vert=1$ rappresenta un caso particolare: come per le rette $ \rho$ diventa la distanza euclidea tra il piano e l'origine.

Come nel caso della retta, i parametri del piano in $ \mathbb{R}^3$ possono essere espressi attraverso l'uso di 3 coordinate polari (2 angoli e $ \rho$):

$\displaystyle x \sin \theta \cos \varphi + y \sin \varphi \sin \varphi + z \cos \theta = \rho$ (1.24)

equazione del piano espressa in coordinate polari.

Se il piano (o l'iperpiano) é normalizzato, la distanza tra un generico punto $ \mathbf{p}$ e il piano si misura come

$\displaystyle d = \vert \mathbf{p} \cdot \hat{n} - \rho \vert$ (1.25)

altrimenti, come nel caso di equazione 1.18, è necessario dividere la distanza per $ \vert\hat{n}\vert$.

Paolo Medici 2012-02-08