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ICIAP 2005
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Lunedì 5 settembre 2005Pronti, partenza... via! Sono diretto a Cagliari, per la conferenza ICIAP. Essendo la prima volta che parto veramente da solo, temo di stufarmi presto. Per questo porto con me (oltre ai vestiti e al portatile!) la guida della città e un libro di Stefano Benni, Terra!, per ingannare le attese e le serate di solitudine in albergo. Treno alle 8.32 da Parma, arrivo a Bologna, aerobus per BLQ, check-in. In sala d'attesa noto un ragazzo dotato di maxi-tubo, tipico abbigliamento da conferenza, che prende il mio stesso aereo: sicuramente va a ICIAP anche lui. Imbarco, decollo, volo, atterraggio. Durata complessiva: tre capitoletti di Benni e lettura veloce del rotocalco di MyAir, ovvero circa un'oretta. Oltre che accogliente, l'aeroporto di Cagliari si dimostra anche super-efficiente, giacché dopo solo cinque minuti arriva il mio bagaglio. Il bus per la città parte ogni ora, e il prossimo è fra cinque minuti! Corro a prendere il biglietto, riesco a salire. E arrivo a Cagliari-centro, di fronte alla stazione FS! Clima di Cagliari. Aspetti positivi: c'è fresco ed è ventilato. Aspetti negativi: l'umidità è prossima al massimo teorico e l'aria è salmastra, cose che io decisamente odio. I lati negativi prendono il sopravvento su quelli positivi, quindi il bilancio che traccio non è granché. Uscendo dal bus, rivedo il tipo con il tubo dell'aeroporto; ha la faccia spaesata, allora gli chiedo se sta andando a ICIAP... naturalmente, risposta affermativa, è un conterraneo: viene da Modena! Ci presentiamo, lui mi chiede con chi lavoro, rispondo: "con Broggi!" e lui: "ma noi allora lavoriamo assieme! E Alberto, e l'Alessandra, e l'Isabella..." non riesco a trovare qualcuno che non ci conosca! Visto che lui è riuscito a prenotare ai "Due mori" (albergo in centro), mentre io ho trovato tutto occupato e sono dovuto andare a "Ulivi e palme" ci salutiamo. Essendo le due passate, urge nutrimento, allora con valigiotta, borsa computer e macchina fotografica cerco un posto vicino alla stazione dove andare. Lungo il tragitto vedo due ragazzini che si scambiano il tipico urlo sardo: "Ahiò!" In realtà scopro poi, grazie a Sergio, un casteddaio (cagliaritano) doc, che "ahiò" non è un semplice urlo, bensì un'esortazione a sbrigarsi; sarebbe come dire "andiamo!" E in effetti questo spiega come mai uno dei due ragazzini l'abbia detto all'altro per esortarlo ad attraversare la strada, dopo che il verde del semaforo pedonale era scattato da un decimo di secondo. Trovo Enò, bel wine-bar, dove inizio subito a mangiare roba locale, e dove concepisco l'idea di scrivere questo blog (foto). Dopo pranzo sono pronto per andare in albergo. Prendo l'autobus, e, mentre aspetto, giunge per me il momento di incontrare il primo caso umano (per dirla con il Della Fiorentina): un uomo con canottierone sporco di succo di frutta che in circa due minuti riesce a chiedere 70 cent a me, una sigaretta ad una tizia che aspettava l'autobus, una sigaretta di nuovo a me (lo ispiravo molto), un passaggio ad un anziano che stava uscendo con la macchina da un parcheggio lì vicino, infine dei soldi ad un ragazzino. Non avendo ottenuto nulla di ciò che aveva chiesto, si limita ad aspettare l'autobus. L'autista dell'autobus è un genio: mentre guida fa da baby sitter alla figliuola, costretta a passare l'intera giornata al suo fianco; in più, telefona tranquillamente mentre conduce il suo bolide per le strade di Cagliari! Arrivato in hotel, mi faccio dare la stanza, sistemo la roba e in mezz'ora sono di nuovo per strada! Torno in centro, tenterò di fare la registrazione alla conferenza oggi pomeriggio per evitare il casino domani. Visto che ho tempo, cerco l'ufficio del turismo, voglio una cartina dettagliata della città (quella della guida Touring non arriva fino a dove sono io, e in albergo non avevano mappe). Trovato l'ufficio, chiesta una cartina, la tizia me ne dà ben TRE diverse, più una mini guida sugli eventi importanti. Tale gentilezza probabilmente è dovuta al fatto che ho pazientemente aspettato 10 minuti che finisse di telefonare. Ora ho la cartina estesa, la città mi è in pugno! Inizio a girare: anfiteatro romano con tanto di enormi impalcature all'interno, causa concerto (foto), duomo, arsenale, bastione di Saint Remy... cavolo! Ormai ho finito la città, e sono lì da due ore scarse! E' quindi tempo di andare a fare la registration, vado verso il centro conferenze. Lungo il tragitto incontro cose caratteristiche: sul bastione di St. Remy ci sono dei pazzi che fanno i salti con lo skate su un gradino, oltre il quale c'è un parapetto di 40 cm, oltre il quale c'è un baratro (foto). Trovo uno stenditoio con tanto di panni lungo la strada (foto), noto un piccione talmente stupido che riesce a farsi investire da una macchina che faceva i 10 km/h! Man mano che mi avvicino al centro congressi, la presenza di giapponesi e cinesi aumenta, segno che sto seguendo la strada giusta. Arrivato alle fiere, dove c'è il centro congressi, una guardia tira un sospiro di sollievo quando gli dico che sono italiano, evitandogli così di dover spiegare in Inglese dov'è che fanno la registration. Attraverso tutte le fiere a piedi, e raggiungo finalmente il registration desk, dove lascio il nome e loro mi lasciano il meritato regalo, rituale di ogni conferenza. Il top, di solito, è lo zainetto, ma anche la borsa a mano con tracolla che danno qui non è male (malissimo, invece, la borsa in juta tipo spiaggia di IV a Las Vegas). La guardo e da una tasca il cartellino mi fa l'occhiolino. NNNOOOOO! C'è scritto "Stefano Ghidoni - Italy"! Manca la parte più importante, "University of Parma", quella che a IV bastava perché tutti mi stendessero tappeti rossi su cui donne orientali spargevano fiori d'arancia! Quella che portava tutti a chiedermi "Do you work with Alberto Broggi?" e, a risposta affermativa, proseguivano con "oohhhhh, wonderful, wonderful!!!" e tutti, per magia, mi diventavano amici ;) Oh no, no, no! L'unico aspetto positivo è che il cartellino lo si può appendere al taschino, e non è come quello di Las Vegas, che deve essere appeso al collo, tipo cane. La borsa della conferenza contiene: maxi-brochure pubblicitaria dal titolo "sardinia", formato più grande dell'A3; penna e taccuino (Massimo, nessuna possibilità di tornare a casa con 40 penne!), proceedings della conferenza (sui 3 chili), guida di Cagliari, cartina di Cagliari (è la quarta), cartina degli autobus (quella mi ero scordato di chiederla all'ufficio del turismo, ed è pertanto utile). Seguono programma della conference, e la cosa più importante: la ricevuta, senza la quale non rivedrò mai i 500 euro di iscrizione! Assicuratomi di avere la ricevuta, vado. Nell'uscire penso a Gwaenelle: non sono abituato ad andare ad una conferenza senza di lei, mi mancherà un sacco! ;) Nota: il bagno della conferenza ha i rubinetti da cui esce acqua pompata a 30 atmosfere, impossibile lavarsi le mani senza lavare anche i vestiti. Ritorno verso il centro per cenare. Sul tragitto mi imbatto in piazza S. Cosimo, popolata da circa un milione di bambini. Visto che nel pacchetto-conferenza c'è anche una lista di ristoranti consigliati, ne scelgo uno a caso, "Da Serafino"; da fuori non è granché, ma dentro è carino. Purtroppo, però, ci sono due bambini con meno di un anno, decisamente urlanti. Qui due culture si confrontano: un bambino è l'ultimo di tre fratelli tedeschi, l'altro il primo di una giovane coppia italiana. La madre crucca adotta la tecnica del timeout: dopo due minuti consecutivi di urla oltre i 90 dB, esce dal ristorante, per rientrarvi quando il pupo si è calmato. La madre itala, viceversa, tenta la tecnica del sorriso: quando vede che dalle orecchie degli astanti escono incudini e martelletti e timpani, inizia a mostrare i 64 denti del suo sorriso, chiedendo comprensione. In questo modo, sono stato deliziato per oltre un'ora. Verso la fine della cena entrano delle persone che mi ispirano essere organizzatori della conferenza; sono con degli ospiti, segno che ho scelto un buon ristorante. La popolazione ggggiòvane cagliaritana si caratterizza per un'elevata presenza di pettinature con cresta centrale e rasato altrove; la cresta si presenta sovente colorata in maniera appariscente, tipo verde o rosa. E' altresì molto di moda la lontra, ovvero i capelli dietro molto lunghi, che arrivano alla base del collo. Una cosa da tenere ben presente è che l'autobus (che qui chiamano pullman) si ferma solo se tendi il braccio quando arriva; in caso contrario, ti lascia dove sei. Fortunatamente ho visto i locali farlo, e l'ho imparato senza perdere nessuna corsa. Gli orari non ci sono, l'unica informazione disponibile è la frequenza media, un autobus ogni 6 minuti di giorno e uno ogni 10 di sera. Ora, tutte le volte che ho preso l'autobus (già tre!) ho aspettato il tempo massimo, cioè 10 minuti. Inizio a sospettare che le frequenze medie siano ottimistiche! A proposito: sul biglietto del bus c'è la scritta: "Sei costretta a prostituirti? Possiamo aiutarti, chiamaci." Torno in albergo, sono stanco, letto! |
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| "Enò" | Anfiteatro con impalcature |
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| Pazzi rischiano la vita sul dirupo del bastione di Saint Remy | Stenditoi lungo la strada |
Martedì 6 settembre 2005Dopo aver espresso riserve sugli autobus sono stato punito: quello di stamattina è arrivato in strada assieme a me, e l'ho dovuto inseguire per prenderlo. E' anche salito il controllore! Veramente c'era anche ieri, ma non chiedeva i biglietti... Sotto all'albergo dove alloggio sono soliti riunirsi dei ragazzi che fanno un casino tremendo! Questa mattina si apre la conferenza. Fila tutto abbastanza liscio, a parte due no-show in stecca al mattino, e due sfusi nel pomeriggio :-P Da notare la relatrice giapponese balbuziente che ha come puntatore del mouse Hello Kitty o qualcosa di simile. Sull'ultima slide, scrive: "please, speak very very slowly (e più sotto) *please please please*" [se dovete fare domande, n.d.r.]. Solo il marchese De Sade avrebbe potuto farle una domanda, poverina. E in effetti il marchese era in sala. Per mostrarsi magnanimo, però, ha detto una parola al minuto; comunque la tipa se l'è cavata molto bene, viste le premesse. Pranzo con un signore orientale che mi si appiccica come una chewing-gum e che mi dà il suo biglietto da visita dopo circa un secondo che gli parlo. Scopro che lavora ad Atlanta, ma lo scopro solo dopo tre o quattro volte che me lo dice, perché continuava a dire "Alanta". Mi chiede cosa faccio, glielo dico, e siamo alle solite! Oh, Alberto Brogghi, I've seen his tutorial yesterday! Oh! Oh! Oh! Mi chiede di dirgli la parola "Broggi" una decina di volte, poi la parola "Cagliari" circa un milione di volte (non si capacitava del suono "gli"). Nel pomeriggio conosco gente simpatica. Alla fine della conf di oggi ci portano su un'altura dove mi impolvero per sempre le uniche scarpe che ho, che devono servire anche per la presentazione. Poi andiamo al cocktail, dove un'organizzatrice ha sbattuto fuori un barbone che si era infiltrato. Alla fine della giornata conosco un amico di Pietro che ha studiato a Pavia. Prendo una birra con i pavesi e un ragazzo di Trento, e poi dritto a casa a provare la presentazione. Soddisfatto, scrivo il blog e vado a letto!
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Mercoledì 7 settembre 2005La giornata di oggi è andata liscia, a parte quattro no-show, ma ormai ci siamo tutti abituati! Alla sera cena sociale, in un posto molto chic che aprono solo "su appuntamento" (foto). Tanto chic che, se qualcuno voleva portare un esterno, doveva sganciare 100 euro, al che molti hanno chiesto se si potevano avere i 100 euro indietro rinunciando alla cena. Da notare il coreano seduto alla mia sinistra al tavolo del ristorante, che si è chiuso nel bagno delle donne e ha armeggiato un'ora prima di sbloccare la porta. All'uscita mi ha chiesto: "Are you familiar with this type of keys?". Essendo chiavi normali, ho risposto: "of course!". Lo stesso mi ha inoltre chiesto come si chiamava il primo (nel senso di portata della cena). Io non lo sapevo, quindi l'ho chiesto al cameriere... purtroppo mi è uscita la frase: "Scusi, cos'è questa roba?", e lui non sembrava averla presa troppo bene. |
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| Ristorante della cena di gala |
Giovedì 8 settembre 2005Oh, finalmente una giornata in cui tutte le presentazioni sono andate a buon fine! Oggi ho litigato un sacco con gli autobus, mi hanno fatto aspettare una marea di tempo. Comincio a pensare che la storia della frequenza media non sia il massimo... infatti, talvolta due autobus della stessa linea sono uno dietro l'altro, il che significa che il tempo di interarrivo tra due bus successivi può diventare davvero molto alto! C'è anche stata la mia presentazione, è andata normalmente bene. Sono così diventato l'idolo del tizio di Alanta. Fine della conferenza, saluti a coloro che se ne vanno, simpatica serata a tre. Domani, prima di prendere l'aereo, tenterò di andare al mare. |
Venerdì 9 settembre 2005E' così giunto il momento di andarsene. Faccio le valigie, ma non vado diretto in aeroporto, perché il volo di ritorno è nel pomeriggio. Così, mi sono accordato con un ragazzo di Trento conosciuto alla conferenza per andare al mare in mattinata. Dal centro sono sufficienti 10 minuti di autobus per raggiungere il Poetto, il lido di Cagliari, che di questi tempi non è decisamente affollato (foto). Verso mezzogiorno, però, è ora di avviarsi verso l'aeroporto. Salutato il mio amico trentino, mi dirigo verso la stazione dei bus. Note interessanti del viaggio di ritorno: un venditore ambulante di frutta e verdura che aveva "parcheggiato" il suo camioncino nella corsia di emergenza della tangenziale (il che significa che qualcuno si ferma per comprare... ma come farà?), e che purtroppo non ho fatto in tempo a fotografare; e la coppia madre-figlia in aereo, sedute di fianco a me. Non ho tuttora capito chi delle due avesse più paura di volare: era uno scontro tra titani! |
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| Il lido di Cagliari: il Poetto |